Le autorità hanno classificato ufficialmente come omicidio la morte di Nurul Amin Shah, rifugiato Rohingya di 56 anni originario del Myanmar. L’uomo, ipovedente, è morto il 24 febbraio dopo che qualcuno lo ha abbandonato alcuni giorni prima in un parcheggio a Buffalo, nello stato di New York, in condizioni climatiche rigide.
Secondo quanto ricostruito, Shah era stato lasciato dagli agenti della polizia di frontiera statunitense senza che venissero informati né i familiari né il suo legale.
Le cause della morte secondo il medico legale
L’ufficio del medico legale della contea di Erie ha stabilito che il decesso è stato causato da complicazioni legate a un’ulcera duodenale perforata, aggravate da ipotermia e disidratazione.
La classificazione come “omicidio” è stata formalizzata il 31 marzo. Le autorità hanno precisato che, in questo contesto, il termine indica una morte provocata dalle azioni o omissioni di altre persone, senza necessariamente implicare un’intenzione diretta di uccidere o responsabilità penale accertata.
Il racconto della famiglia
La notizia ha avuto un impatto devastante sui familiari. Il figlio, Mohamad Faisal Nurul Amin, ha raccontato di essere rimasto sotto shock quando il medico legale ha comunicato la notizia, descrivendo un forte stato di angoscia e smarrimento che lui e la madre hanno condiviso.
La famiglia ora chiede chiarezza su quanto accaduto negli ultimi giorni di vita dell’uomo.
L’intervento delle autorità
La procuratrice generale dello stato di New York, Letitia James, ha avviato un’indagine formale già all’inizio di marzo. In una dichiarazione ha sottolineato come Shah fosse fuggito da persecuzioni e violenze per cercare sicurezza negli Stati Uniti, trovando invece una morte solitaria e drammatica.
Anche la procura della contea di Erie ha confermato di aver richiesto il rapporto autoptico completo e di voler esaminare tutte le prove disponibili prima di esprimersi ulteriormente.
Le critiche politiche
Il caso ha suscitato reazioni anche a livello politico. Il deputato Tim Kennedy ha dichiarato che Shah sarebbe probabilmente ancora vivo se avesse ricevuto cure mediche adeguate, accusando il Dipartimento per la Sicurezza Interna di averlo abbandonato in condizioni pericolose.
Kennedy ha inoltre chiesto piena collaborazione con le indagini e maggiore trasparenza da parte delle autorità federali.
Gli ultimi giorni di Shah
Arrivato a Buffalo nel dicembre 2024 insieme alla moglie e a due figli, Shah aveva alle spalle anni di persecuzioni in Myanmar. Parte della sua famiglia si trova ancora in Malesia, in attesa di reinsediamento.
Il 15 febbraio 2025 era stato fermato dopo essersi smarrito mentre tornava a casa. A causa della sua quasi totale cecità e della difficoltà con la lingua inglese, aveva perso l’orientamento finendo in un quartiere residenziale.
Dopo una segnalazione di una residente, era stato preso in custodia e successivamente trasferito alla polizia di frontiera.
Il rilascio e la morte
Dopo diverse ore di detenzione, gli agenti lo avevano rilasciato la sera del 19 febbraio nel parcheggio di un locale, senza predisporre assistenza o contatti con i familiari.
Cinque giorni più tardi, il corpo di Shah è stato ritrovato a circa sei chilometri dal punto in cui era stato lasciato.
Posizione del Dipartimento per la Sicurezza Interna
Il Dipartimento per la Sicurezza Interna ha respinto ogni responsabilità, sostenendo che la morte non sia collegata alle azioni della polizia di frontiera e definendo le accuse come infondate.
Un caso ancora aperto
La classificazione della morte come omicidio aggiunge un elemento cruciale alle indagini in corso. Resta ora da chiarire se vi siano responsabilità dirette o omissioni da parte delle autorità coinvolte. Un caso che ha già acceso un ampio dibattito sul trattamento dei migranti negli Stati Uniti.
