Maxi furto al Coin di Roma Termini: indagati agenti e militari

Un sistema organizzato avrebbe sottratto merce per circa 300mila euro: coinvolti dipendenti, addetti alla sicurezza e appartenenti alle Forze dell’Ordine.

Coin Roma Termini

La stazione di Roma Termini finisce al centro di un’inchiesta per furto aggravato che avrebbe portato alla luce un sistema illecito radicato all’interno del punto vendita Coin. Secondo quanto emerso, l’ammanco complessivo ammonterebbe ad almeno 300mila euro.

Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Roma, puntano a chiarire le responsabilità di un gruppo articolato che non si limiterebbe a semplici furti occasionali, ma avrebbe agito con modalità strutturate e continuative nel tempo.

Una rete organizzata tra negozi e complicità interne

Sotto la lente degli inquirenti non c’è solo il Coin, ma anche diversi esercizi commerciali presenti nella stazione. Tra i marchi citati figurano Cioccolati Italiani, Jo Malone, Mango, Timberland e Napapijri.

L’ipotesi investigativa parla di una vera e propria rete composta da dipendenti, ex lavoratori, addetti alla sicurezza e soggetti esterni incaricati di rivendere la merce sottratta. Alcuni conoscevano con precisione le aree non coperte dalle telecamere o i momenti in cui i controlli risultavano meno stringenti.

Il meccanismo: merce sottratta e rivenduta a prezzi stracciati

Il sistema, secondo quanto ricostruito, prevedeva il prelievo di prodotti dagli scaffali — profumi, accessori di lusso, capi d’abbigliamento e altri articoli di valore — per poi immetterli sul mercato parallelo a prezzi fortemente ribassati.

Un ruolo chiave sarebbe stato svolto da una dipendente alla cassa numero 5 del reparto uomo del Coin. Qui, sempre secondo l’accusa, la merce veniva privata dei dispositivi antitaccheggio e fatta passare senza regolare registrazione. In alcuni casi sarebbero stati applicati finti sconti, con incassi trattenuti senza emissione di scontrino.

Alcuni acquirenti avrebbero pagato poche decine di euro per prodotti dal valore commerciale di migliaia di euro, alimentando così un circuito illecito consolidato.

Coinvolte anche Forze dell’Ordine

Uno degli aspetti più delicati dell’inchiesta riguarda il presunto coinvolgimento di appartenenti alle Forze dell’Ordine in servizio presso la stazione. Secondo l’accusa, alcuni agenti e militari incaricati della vigilanza avrebbero omesso controlli o, nei casi più gravi, favorito le attività illecite.

In cambio, avrebbero ricevuto parte della refurtiva o altri vantaggi. Per i pubblici ufficiali coinvolti, le ipotesi di reato comprendono peculato, corruzione e ricettazione.

Perdite ingenti e indagini in corso

L’entità dei furti avrebbe inciso per oltre il 10% sul fatturato annuo del punto vendita interessato, una percentuale che ha fatto scattare i primi sospetti interni e successivamente l’approfondimento investigativo.

L’inchiesta è ancora in corso e nelle prossime settimane potrebbero emergere ulteriori sviluppi su ruoli e responsabilità. Al momento, la stima delle perdite supera i 300mila euro, ma non si esclude che la cifra possa aumentare con il proseguire degli accertamenti.