Louis Theroux: Inside the Manosphere, il documentario più inquietante

Il nuovo film di 90 minuti su Netflix indaga il mondo degli influencer “alpha”: misoginia, business online e manipolazione dei giovani al centro dell’inchiesta del documentarista britannico.

Inside the manosphere

Il nuovo documentario Louis Theroux: Inside the Manosphere è arrivato su Netflix mercoledì 11 marzo e ha già attirato l’attenzione della critica internazionale.
Il film, della durata di circa 90 minuti, segue il celebre documentarista britannico Louis Theroux mentre indaga una delle realtà più controverse di Internet: la cosiddetta manosphere, una rete online composta da influencer che promuovono una visione estremamente maschilista della società.

Secondo la sinossi ufficiale dello streamer, Theroux esplora una rete ultra-maschile in rapida espansione, entrando in contatto diretto con alcuni dei suoi protagonisti più noti. Con accesso limitato ma interviste senza filtri, il giornalista cerca di capire come questi creator influenzino migliaia di giovani uomini.

Un viaggio dentro la “manosphere”

Nel corso del documentario, Theroux viaggia tra Marbella, Miami e New York per incontrare alcuni dei personaggi più influenti del movimento. Tra gli intervistati figurano Harrison Sullivan, noto online come HSTikkyTokky, il podcaster Myron Gaines e lo streamer Sneako (Nicolas Kenn De Balinthazy).

L’inchiesta mostra come questi influencer diffondano contenuti spesso antifemministi e provocatori, costruendo allo stesso tempo veri e propri modelli di business sui social media. Alcuni di loro, ad esempio, sfruttano grandi community su Telegram o altre piattaforme per indirizzare il pubblico verso servizi e creator da cui ricavano profitti.

Il documentario mette inoltre in evidenza le contraddizioni di questo ecosistema. Sullivan, ad esempio, guadagna anche indirizzando il pubblico verso profili di creatori su OnlyFans, pur criticando apertamente la piattaforma e chi la utilizza.

Il successo e le recensioni entusiaste della critica

Le recensioni della stampa internazionale sono state in gran parte molto positive, anche se spesso accompagnate da una forte inquietudine per i contenuti mostrati.

Il Telegraph, attraverso il critico Benji Wilson, ha assegnato cinque stelle al documentario definendolo uno dei lavori più disturbanti del giornalista britannico. Wilson ha raccontato di averlo guardato con un senso di inquietudine crescente, soprattutto come padre di adolescenti, sottolineando quanto il fenomeno possa influenzare i giovani online.

Anche City AM ha premiato il film con quattro stelle, descrivendolo come “orribile ma irresistibile”. Il giornalista Adam Bloodworth osserva però come il documentario evidenzi anche un cambiamento nel mondo dei media: mentre una produzione televisiva richiede mesi di lavoro, molti creator della manosphere trasmettono contenuti in diretta streaming, senza mediazioni.

Come gli influencer monetizzano le opinioni estreme

Uno degli aspetti più analizzati nel documentario è il modello economico che sostiene la manosphere.
Molti influencer condividono caratteristiche simili: opinioni radicali, una narrativa antifemminista e la capacità di trasformare queste posizioni in un’attività redditizia online.

Secondo diversi commentatori, il successo di questi creator deriva proprio dalla loro capacità di creare comunità digitali molto attive. Con centinaia di migliaia di follower su piattaforme come Telegram o YouTube, possono indirizzare il pubblico verso servizi, contenuti o piattaforme che generano entrate.

Il documentario mette anche in evidenza il rapporto ambiguo con alcune figure femminili, come le creator di OnlyFans, spesso invitate nei podcast degli influencer ma allo stesso tempo umiliate o criticate pubblicamente.

Il legame con il fenomeno Andrew Tate

Pur non intervistando direttamente Andrew Tate, figura centrale dell’immaginario “alpha male” online, Theroux trascorre del tempo con alcuni suoi sostenitori e amici.

Molti di questi giovani uomini provengono da contesti difficili e vedono nella retorica aggressiva della manosphere una scorciatoia verso visibilità e successo economico. La misoginia diventa così una performance mediatica, utile ad attirare attenzione e follower.

Critiche allo stile di Theroux

Non tutte le recensioni sono completamente entusiaste. Alcuni critici ritengono che l’approccio tradizionalmente distaccato di Theroux non sia sempre sufficiente per affrontare un fenomeno così controverso.

Secondo alcuni commentatori, il documentario avrebbe beneficiato di un maggiore coinvolgimento di voci femminili, considerando che gran parte dei contenuti della manosphere è rivolto contro le donne.

Altri osservano che il metodo tipico del giornalista – lasciare che gli intervistati parlino fino a contraddirsi da soli – potrebbe risultare meno efficace di fronte a posizioni così estreme.

Un ritratto inquietante della cultura online

Uno degli elementi più discussi del film è la durezza delle interazioni tra Theroux e gli influencer. Alcuni momenti mostrano confronti molto tesi, con commenti razzisti o antisemiti che colpiscono direttamente il documentarista.

Per diversi recensori, si tratta di uno dei ritratti più inquietanti della cultura digitale contemporanea: un ambiente in cui misoginia, risentimento sociale e ricerca della fama online si intrecciano.

Il risultato è un documentario che molti definiscono difficile da guardare, ma allo stesso tempo estremamente importante per comprendere come certe ideologie si diffondano oggi attraverso Internet.