Esiste una netta spaccatura nella stagione dell’Inter guidata da Cristian Chivu. Se sui campi di Serie A la formazione milanese mantiene passo e sicurezza, nell’arena continentale la luce sembra spegnersi sistematicamente. Il brutto scivolone interno contro il Bruges incasella la settima battuta d’arresto nelle ultime otto uscite europee, lasciando la classifica a quota zero dopo le prime due giornate della fase a gironi. Un ruolino di marcia disastroso che complica drasticamente la rincorsa sia al passaggio diretto agli ottavi che alla griglia dei playoff, imponendo una virata d’emergenza nelle restanti gare.
L’ombra dell’ex Sommer e lo show del giovane Tresoldi
La serata di San Siro ha messo a nudo le difficoltà difensive dei padroni di casa, bucati a ripetizione dalle ripartenze letali della compagine belga. Protagonista assoluto dell’incontro è stato Nicolò Tresoldi: l’attaccante della Nazionale Under 21, dichiaratamente tifoso rossonero, ha firmato una tripletta d’autore aprendo le danze su rigore e sfruttando poi ogni singola incertezza della retroguardia avversaria. A rendere ancora più amaro il boccone per il pubblico di fede interista ci ha pensato Yann Sommer, grande ex della sfida, decisivo tra i pali con interventi determinanti a protezione del vantaggio ospiti.
La trappola dei contropiedi e l’errore che cambia la gara
I segnali d’allarme si erano avvertiti già nei primi minuti, con la traversa colpita da Tresoldi e la successiva ripartenza di Carlos Forbs stesa in area da Calhanoglu, improvvisato ultimo uomo in un ripiegamento affannoso. Nonostante il momentaneo pareggio firmato da Lautaro Martínez sul finire del primo tempo, nato da una transizione avviata da Zielinski dopo una buona parata di Josep Martínez, l’equilibrio si è spezzato definitivamente nella ripresa. A condannare i nerazzurri è stata un’uscita scellerata e fuori tempo dello stesso Martínez ben oltre la propria area di rigore, regalando a Tresoldi il facile gol del 2-1.
Orgoglio tardivo e troppi dubbi tattici
Incassato il colpo, l’Inter si è sfilacciata perdendo distanze e lucidità. Le chance fallite sotto porta da Lautaro e dal neoentrato Pio Esposito hanno spianato la strada al tris e al poker del Bruges, firmati ancora da Tresoldi e da Vermant. A nulla sono servite le reti della speranza firmate nel finale dallo stesso Lautaro e dal giovane Bonny su assist di Aleksandar Stankovic: il definitivo 3-4 certifica una notte di grande confusione tattica. Resta il dilemma di come un gruppo capace di raggiungere due finali di Champions nell’ultimo triennio possa essersi smarrito così rapidamente sul piano dell’identità e dell’affidabilità internazionale.
