Eric Dane, volto amatissimo della TV internazionale, è morto a 53 anni. I suoi rappresentanti hanno comunicato che l’attore si è spento giovedì pomeriggio, a circa dieci mesi dalla rivelazione pubblica della diagnosi di sclerosi laterale amiotrofica (SLA).
Nel messaggio diffuso alla stampa si legge che ha trascorso gli ultimi giorni circondato dagli affetti più cari: la moglie, l’attrice Rebecca Gayheart, e le figlie Billie e Georgia. La famiglia ha chiesto rispetto e riservatezza in questo momento di dolore, ringraziando i fan per il sostegno ricevuto.
La malattia: cos’è la SLA
La sclerosi laterale amiotrofica è la forma più comune di malattia del motoneurone, termini spesso utilizzati come sinonimi. Si tratta di una patologia neurodegenerativa progressiva che compromette gradualmente il controllo dei muscoli volontari, portando alla perdita della capacità di muoversi, parlare, deglutire e, nelle fasi avanzate, respirare autonomamente.
Attualmente non esiste una cura definitiva. La sopravvivenza media dopo la diagnosi è di circa 27 mesi, anche se il decorso può variare sensibilmente. Tra i casi più noti vi è quello del fisico Stephen Hawking, che ha convissuto con una forma a progressione lenta della malattia per oltre cinquant’anni.
In Nord America la SLA è conosciuta anche come “malattia di Lou Gehrig”, dal nome del celebre giocatore di baseball Lou Gehrig, a cui fu diagnosticata nel 1939.
Il coraggio dopo la diagnosi
Ad aprile, parlando con la rivista People, Dane aveva definito una “fortuna” poter continuare a lavorare nonostante la malattia, annunciando il ritorno sul set della terza stagione di Euphoria. Nelle nuove puntate, già girate in parte anche con l’ausilio di una sedia a rotelle a causa dei problemi di salute, riprenderà il ruolo di Cal Jacobs.
Durante il percorso con la SLA, l’attore si è impegnato per sensibilizzare l’opinione pubblica e sostenere la ricerca. A gennaio avrebbe dovuto ricevere un riconoscimento dall’ALS Network per la sua attività di advocacy, ma aveva rinunciato all’ultimo momento perché non si sentiva abbastanza bene, partecipando con un videomessaggio preregistrato.
Da “McSteamy” al successo internazionale
Il grande pubblico lo ricorderà soprattutto per il dottor Mark Sloan, soprannominato “McSteamy”, in Grey’s Anatomy. Inizialmente previsto per una sola apparizione, il personaggio conquistò gli spettatori al punto da diventare presenza fissa per sei stagioni, per un totale di 145 episodi tra il 2006 e il 2021.
Più di recente, Dane aveva interpretato Cal Jacobs in Euphoria, serie HBO ideata da Sam Levinson. Il creatore dello show ha ricordato l’attore con parole commosse, definendo un onore aver lavorato con lui e un dono averlo avuto come amico.
Gli inizi e la carriera tra TV e cinema
Nato a San Francisco nel 1972, Eric Dane affrontò un’infanzia segnata da un grave lutto: il padre morì quando lui aveva sette anni. In diverse interviste aveva raccontato di aver compreso solo da adulto, diventando a sua volta genitore, quanto quell’evento fosse stato traumatico.
A un mese dal diploma lasciò la scuola superiore per trasferirsi a Los Angeles e studiare recitazione. Il debutto sul piccolo schermo arrivò nel 1991 con un episodio di Bayside School. Negli anni successivi apparve in serie popolari come The Wonder Years, Sposati… con figli, Streghe e Roseanne, oltre al medical drama Gideon’s Crossing.
Sul grande schermo prese parte a produzioni come X-Men – Conflitto finale, Io & Marley, San Valentino, Burlesque e Bad Boys: Ride or Die.
Tra i progetti più importanti figura anche The Last Ship, serie post-apocalittica in cui interpretava il comandante di una nave militare impegnata a trovare una cura per una pandemia globale. Lo show si concluse nel 2017, anche per permettere all’attore di affrontare un periodo di depressione.
Un’eredità che va oltre lo schermo
Eric Dane lascia un segno profondo nel mondo dello spettacolo, non solo per i personaggi iconici interpretati ma anche per la determinazione con cui ha affrontato la malattia. Il suo impegno nella sensibilizzazione sulla SLA e l’affetto dimostrato dai fan testimoniano un legame che va oltre la finzione televisiva.
Il ricordo di “McSteamy” continuerà a vivere nei suoi ruoli e nell’impatto umano che ha avuto su colleghi e spettatori di tutto il mondo.
