Dandora, la discarica del Kenya dove lavorano gli invisibili del riciclo

A Nairobi migliaia di raccoglitori di rifiuti sopravvivono setacciando tonnellate di scarti tossici: il loro lavoro sostiene il riciclo globale, ma resta precario e invisibile.

Keny discarica

Nel 2023 il vertice Africa Climate Summit ha riacceso l’attenzione internazionale sulle sfide climatiche del continente africano. Tuttavia, dietro i grandi dibattiti su sostenibilità ed economia circolare, restano spesso ignorate le persone che ogni giorno rendono possibile il riciclo dei rifiuti.

Durante un viaggio dedicato alle questioni ambientali in Kenya, emerge con forza una realtà poco raccontata: quella dei raccoglitori di rifiuti che lavorano nelle discariche urbane. La loro attività rappresenta un anello fondamentale della filiera globale del riciclo, ma raramente viene riconosciuta o tutelata.

Dandora: la più grande discarica del Kenya

Alla periferia di Nairobi si trova Dandora, la più grande discarica del Paese. L’area si estende per oltre 12 ettari vicino al fiume Nairobi e riceve quotidianamente circa 2.000 tonnellate di rifiuti, tra scarti domestici e industriali.

Qui si accumulano materiali di ogni tipo: plastica monouso, tessuti, metalli, componenti elettronici e rifiuti di varia natura. Questo enorme flusso di scarti non solo mette sotto pressione l’ambiente circostante, ma ha anche pesanti conseguenze sulle comunità locali.

Negli ultimi anni la presenza massiccia di plastica usa-e-getta, prodotta da grandi aziende e immessa sul mercato globale, ha contribuito ad aggravare il problema, trasferendo di fatto il peso della gestione dei rifiuti sulle fasce più vulnerabili della popolazione.

Il lavoro invisibile dei raccoglitori

Ogni giorno migliaia di persone, in gran parte donne, passano ore a setacciare i rifiuti alla ricerca di materiali riutilizzabili. Plastica, metalli e tessuti vengono recuperati e rivenduti a intermediari o agricoltori, entrando di nuovo nelle catene di approvvigionamento internazionali.

Nonostante il ruolo cruciale nel recupero dei materiali, i guadagni sono minimi: un raccoglitore può guadagnare tra 300 e 500 scellini kenioti al giorno, poco più di due euro.

Per molti questo lavoro rappresenta l’unica possibilità di sostentamento. Esther Kavini, 34 anni, lavora nella discarica da gran parte della sua vita. Negli ultimi anni, però, la situazione è peggiorata: la diffusione della pre-selezione dei rifiuti ha ridotto la quantità di materiali rivendibili che arriva a Dandora. Di conseguenza, chi lavora nella discarica deve impegnarsi molto di più per guadagnare la stessa cifra.

Un sistema sempre più fragile

Uno studio realizzato nell’ambito della cooperazione tra Danimarca e Kenya sull’economia circolare ha evidenziato un peggioramento delle condizioni economiche per la maggior parte dei lavoratori della discarica.

Secondo la ricerca, 86 raccoglitori su 100 dichiarano che la loro situazione è peggiorata a causa di diversi fattori:

  • maggiore concorrenza tra lavoratori

  • diminuzione dei materiali riciclabili disponibili

  • riduzione del numero di camion che scaricano rifiuti

  • aumento del costo della vita

Il Kenya ha introdotto nel 2021 una Politica nazionale per la gestione sostenibile dei rifiuti, con l’obiettivo di regolare e formalizzare il settore. Tuttavia, l’attuazione delle misure procede lentamente e gran parte dei lavoratori continua a operare nell’economia informale.

Rischi sanitari e condizioni di lavoro estreme

Il lavoro nella discarica espone quotidianamente a numerosi pericoli. I raccoglitori operano tra rifiuti tossici, fumi e materiali taglienti, spesso senza dispositivi di protezione adeguati.

Le conseguenze sulla salute sono diffuse:

  • problemi respiratori

  • dolori articolari

  • allergie e infezioni

  • ferite provocate da vetro e metallo

Circa il 71% dei lavoratori riferisce di soffrire di problemi di salute legati alle condizioni di lavoro. Nonostante ciò, molti trascorrono nella discarica fino a 12 ore al giorno, sette giorni su sette.

Per le famiglie la situazione è ancora più complessa. La maggioranza dei raccoglitori ha figli — spesso tre o più — e una parte di loro è costretta ad abbandonare la scuola a causa delle difficoltà economiche, perpetuando un ciclo di povertà difficile da spezzare.

Discriminazione e violenze quotidiane

Alle difficoltà economiche si aggiunge lo stigma sociale. I raccoglitori vengono spesso chiamati con termini dispregiativi come “chokoraa”, che li identifica come senzatetto o “spazzini”.

Molti raccontano di essere trattati come cittadini di serie B. Joseph Mwangi Wambui, arrivato a Nairobi in cerca di lavoro, afferma che i raccoglitori di rifiuti «non sono considerati umani».

Le statistiche raccolte tra i lavoratori mostrano una situazione preoccupante:

  • 53% ha subito episodi di violenza

  • 43% riferisce di aver subito bullismo

  • 13% ha denunciato molestie sessuali, soprattutto donne

A tutto questo si aggiunge la totale assenza di protezioni sociali: niente assicurazione sanitaria, nessuna retribuzione stabile e pochissimi strumenti di sicurezza.

Resilienza e organizzazione dal basso

Nonostante le difficoltà, nella discarica emergono forme di solidarietà e collaborazione. I lavoratori spesso si organizzano in piccole comunità, condividendo strumenti e idee per migliorare la sicurezza.

Un esempio è il riutilizzo di scarpe scartate, cucite insieme per creare calzature più resistenti contro vetri e metalli taglienti.

Alcune organizzazioni locali, tra cui la Kenya National Waste Pickers Welfare Association e la Nairobi Recyclable Waste Association, stanno cercando di promuovere:

  • il riconoscimento formale dei raccoglitori

  • tutele sociali e sanitarie

  • compensi più equi

Tuttavia, solo circa il 30% dei lavoratori aderisce a queste associazioni. Molti non le conoscono oppure diffidano delle iniziative, spesso percepite come poco efficaci sul piano concreto.

Una realtà ancora ignorata

Per molte persone che lavorano a Dandora il cambiamento sembra ancora lontano. Agnes Adongo, che da dieci anni opera nelle discariche, guarda con scetticismo alle promesse di riforma.

Secondo lei, numerose organizzazioni parlano dell’importanza dei raccoglitori di rifiuti, ma i miglioramenti reali sul territorio restano limitati.

Nel frattempo, migliaia di lavoratori continuano ogni giorno a recuperare materiali tra montagne di rifiuti, sostenendo silenziosamente una parte essenziale dell’economia del riciclo globale.