Crollo dei metalli, mercati asiatici in tensione: scossa anche in Indonesia

Vendite su oro, rame e argento mettono sotto pressione le Borse asiatiche. A Jakarta si dimette il ceo dopo il tracollo da 84 miliardi e l’allarme Msci.

mercati asiatici

La fine del rally delle materie prime sta pesando sui mercati finanziari asiatici. Venerdì 30 gennaio i titoli minerari cinesi sono stati travolti dalle vendite, dopo che oro, argento e rame hanno invertito bruscamente la tendenza. Il clima resta teso anche sul fronte energetico, con il petrolio in netto calo.

Nelle prime ore della mattinata europea, il Nikkei giapponese si muove in sostanziale equilibrio, mentre Hong Kong registra una flessione di circa il 2% e Shanghai arretra dell’1%. L’oro perde circa il 3%, scendendo a quota 5.195 dollari, e il Wti americano cede l’1,8% a 64,25 dollari al barile.

Indonesia sotto shock: dimissioni ai vertici della Borsa

La volatilità dei mercati ha colpito duramente anche l’Indonesia. Iman Rachman ha rassegnato le dimissioni da ceo della Borsa di Jakarta dopo due sedute drammatiche che hanno bruciato circa 84 miliardi di dollari di capitalizzazione.

In una comunicazione ufficiale, la Borsa indonesiana ha spiegato che Rachman ha lasciato l’incarico assumendosi la responsabilità delle recenti turbolenze di mercato, senza entrare nei dettagli delle decisioni interne.

Il rischio declassamento e le critiche dell’Msci

A innescare il sell-off è stato soprattutto l’avvertimento lanciato dall’Msci. Il principale fornitore globale di indici ha segnalato il rischio di un possibile declassamento dell’Indonesia da mercato emergente a mercato di frontiera, citando problemi legati alla trasparenza delle negoziazioni.

Secondo l’Msci, persistono criticità strutturali che incidono sull’investibilità del Paese, tra cui l’opacità delle strutture proprietarie e il timore di pratiche di trading coordinate che ostacolano una corretta formazione dei prezzi.

Reazione del mercato e dialogo con i regolatori

Dopo il crollo, l’indice Jakarta Composite ha tentato un rimbalzo, salendo dell’1,18% venerdì. Il recupero arriva però dopo un pesante -7,35% registrato mercoledì e un ulteriore calo l’1,06% giovedì.

Alla vigilia delle dimissioni, Rachman aveva dichiarato che le autorità di vigilanza indonesiane avevano avviato un confronto con l’Msci per migliorare la qualità e la trasparenza dei dati di mercato, in particolare su flottante e assetti proprietari.

Nuove regole e il nodo della liquidità

Nel tentativo di rassicurare gli investitori, l’autorità finanziaria indonesiana ha annunciato l’innalzamento al 15% del requisito minimo di free float per le società quotate. Una misura volta a rendere il mercato più liquido e accessibile.

Pandu Sjahrir, chief investment officer del fondo sovrano Danatara, ha paragonato la reazione degli investitori a un momento di panico improvviso: uno shock iniziale che potrebbe però lasciare spazio a una fase di stabilizzazione. Resta il problema strutturale della liquidità: secondo Sjahrir, l’attuale volume giornaliero di circa un miliardo di dollari è insufficiente e dovrebbe aumentare di almeno otto-dieci volte.