Crolli senza fine: fallisce la passerella sull’Adda da 4 milioni

Cinque cedimenti in due mesi per l’opera tra Crotta d’Adda e Maccastorna: cresce la rabbia di cittadini e sindaci mentre si attende l’intervento di rimozione

passerella Adda

La passerella ciclopedonale sul fiume Adda, progettata per collegare Crotta d’Adda e Maccastorna, si sta trasformando in un caso emblematico di opera pubblica problematica. Costata circa 4 milioni di euro e inserita nel progetto della ciclovia VenTo, la struttura ha subito ben cinque cedimenti nel giro di due mesi, mettendo in dubbio la sua affidabilità e la reale possibilità di completamento.

Cinque crolli in poche settimane

L’episodio più recente si è verificato nel pomeriggio del 30 marzo, quando è collassata la porzione più vicina alla sponda lodigiana. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco per mettere in sicurezza ciò che resta della passerella, ormai ridotta a un unico tratto ancora agganciato al viadotto.

I precedenti cedimenti si erano già verificati il 13, 16 e 19 febbraio, seguiti da un ulteriore crollo il primo marzo. Da allora l’area è stata chiusa al pubblico, mentre detriti e parti metalliche giacciono ancora nel letto del fiume.

Rischi per il fiume e per la sicurezza

I resti della struttura rappresentano oggi un serio ostacolo al normale deflusso dell’Adda, aumentando i rischi idraulici. La situazione è sotto osservazione da parte della Procura di Lodi, che ha già disposto verifiche tecniche attraverso periti incaricati.

Nel frattempo, si attende l’autorizzazione delle Procure di Lodi e Cremona per avviare le operazioni di rimozione, considerate ormai urgenti anche per la sicurezza del ponte e delle aree circostanti.

Il piano per la rimozione dei detriti

L’Agenzia interregionale per il fiume Po (Aipo) ha presentato una richiesta formale per intervenire nelle aree attualmente sotto sequestro. Il piano operativo, elaborato dall’impresa incaricata, prevede un intervento rapido, stimato in circa tre giorni.

Le operazioni partiranno dalla sponda cremonese per poi estendersi a quella lodigiana, utilizzando mezzi come un’autogru posizionata in golena. Secondo quanto previsto, i lavori potranno essere eseguiti senza interrompere il traffico sul ponte e sulla strada provinciale 196.

I materiali recuperati verranno temporaneamente depositati in aree dedicate su entrambe le rive, anch’esse soggette a sequestro per eventuali accertamenti.

Pressioni istituzionali e malcontento diffuso

La vicenda ha generato crescente tensione tra amministratori locali e cittadini. I sindaci dei territori coinvolti chiedono interventi immediati e sottolineano come la situazione sia diventata ormai critica.

Tra le principali preoccupazioni emergono la sicurezza del fiume, la stabilità del ponte e la necessità di recuperare credibilità istituzionale. L’opera, inizialmente pensata come infrastruttura strategica per la mobilità sostenibile, viene oggi da molti considerata un progetto fallimentare, se non addirittura dannoso.

Un progetto sempre più incerto

Quella che doveva essere una infrastruttura simbolo della ciclovia VenTo appare oggi lontana dalla realizzazione. I continui cedimenti, i ritardi negli interventi e le indagini in corso stanno compromettendo seriamente il futuro dell’opera.

La sensazione di “soldi buttati” per questo progetto è comprensibile, ma prima di individuare colpevoli di questo sfacelo servono accertamenti tecnici rigorosi.
Detto questo, una cosa è già chiara: una sequenza così ravvicinata di crolli è un segnale forte che qualcosa, nel progetto o nella sua realizzazione, non ha funzionato come avrebbe dovuto.

Nel frattempo, l’urgenza resta una sola: rimuovere i detriti dal fiume e mettere in sicurezza l’area, in attesa di capire se e come il progetto potrà essere portato a termine.