Lo 0-0 dell’andata della semifinale di Coppa Italia tra Como 1907 e Inter, disputato allo Stadio Giuseppe Sinigaglia, ha acceso il dibattito. Nessun gol, poche occasioni e ritmi contenuti: una gara di attesa più che di assalto, che ha generato reazioni contrastanti.
Tra le voci più critiche quella di Arrigo Sacchi, che ha definito la prestazione “scialba”, aspettandosi maggiore aggressività e ricerca costante del gol sia dalla squadra di Cesc Fabregas sia da quella guidata da Cristian Chivu.
Le scelte forzate di Chivu: doppio play e trequartisti adattati
L’analisi dell’allenatore nerazzurro parte dalle difficoltà di organico. Le numerose assenze hanno imposto soluzioni tattiche inedite: per la prima volta Chivu ha schierato contemporaneamente due playmaker e due trequartisti alle spalle della punta.
Una scelta dettata dall’emergenza, non dalla volontà di sperimentare. “Avevamo diverse problematiche – ha spiegato – e ho dovuto adattare alcuni giocatori. Siamo stati un po’ in ritardo sul quinto e abbiamo sofferto movimenti atipici dei loro attaccanti, ma i ragazzi hanno capito rapidamente cosa serviva fare”.
L’Inter ha accettato il possesso del Como, scegliendo un atteggiamento più prudente del solito. Una strategia meno spettacolare, ma funzionale al contesto.
Attacco ridotto e Lautaro ancora ai box
In avanti le alternative erano ridotte al minimo: solo Marcus Thuram e Francesco Pio Esposito erano pienamente disponibili. Chivu ha dosato le energie di entrambi, consapevole della delicatezza del momento della stagione.
Assente ancora Lautaro Martinez, che – come confermato dal tecnico – resterà fuori ancora per un po’. Una perdita pesante in termini di leadership e finalizzazione. “Dobbiamo fare di necessità virtù”, ha ammesso Chivu, senza nascondere che quella vista al Sinigaglia “non è stata una partita da Inter e nemmeno bella da vedere”.
Le critiche di Sacchi e il contesto dimenticato
Sacchi ha puntato il dito contro la mancanza di verticalizzazioni e di spirito offensivo, sottolineando come si aspettasse un Como più spregiudicato e un’Inter più incisiva. Eppure, nell’analisi, rischia di passare in secondo piano un elemento chiave: il massiccio turnover nerazzurro.
Molti titolari avevano bisogno di rifiatare, altri – come Hakan Calhanoglu – dovevano ritrovare minuti e ritmo partita. In un calendario fitto e con un derby imminente, la priorità sembrava chiara: non compromettere il cammino in coppa e preservare energie preziose.
Un pareggio strategico in vista del ritorno
Al di là dell’estetica, il risultato consente all’Inter di giocarsi tutto nella sfida di ritorno, in programma il 22 aprile a San Siro. Un pareggio esterno, senza subire gol, che lascia aperto ogni scenario.
Chivu, pur consapevole dei limiti mostrati, ha difeso l’atteggiamento della squadra: “Per l’impegno e per il poco tempo avuto per prepararla sono soddisfatto. I ragazzi si sono messi a disposizione e hanno dato il massimo”.
E poi la frecciata finale: “Troppi complimenti comunque, sono più abituato alle critiche…”.
Testa al derby: quattro giorni per farsi trovare pronti
Archiviata la semifinale d’andata, l’attenzione si sposta ora sul derby contro il AC Milan. “Abbiamo quattro giorni per prepararlo – ha concluso Chivu – faremo la conta di chi è disponibile, ma ci arriveremo pronti”.
Una sfida che potrebbe pesare in modo decisivo sulla stagione. Se quella di Como è stata una partita di attesa, il derby richiederà ben altro ritmo, intensità e qualità. L’Inter lo sa. E si prepara a cambiare volto.
