Cerimonia Milano-Cortina 2026: passerella di pace e alta moda

Cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali MilanoCortina 2026

MilanoCortina 2026 non si è aperta soltanto con una cerimonia olimpica, ma con un racconto per immagini capace di ribadire al mondo che cosa rappresentano i Giochi e cosa ha reso — e continua a rendere — l’Italia il Paese che è.

Colori di pace

L’inizio è stato un’esplosione di colore: tubetti di vernice giganti, costumi vibranti e una coreografia che ha dipinto l’Italia davanti agli occhi del mondo. In scena il Colosseo e gli antichi romani, Pinocchio, la cucina italiana — Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO — la caffettiera e l’arte, simboli iconici di un’identità collettiva riconoscibile e condivisa.

Al centro della scena, Matilda De Angelis, in bianco e nero, nei panni di direttrice d’orchestra, ha guidato un viaggio tra musica e movimento. I ballerini, trasformati in note musicali, hanno reso omaggio alla grande tradizione lirica italianaVerdi, Puccini e Rossini — attraverso una coreografia elegante e scenografica, ponte ideale tra passato e futuro. Una sinfonia visiva in cui ogni costume contribuiva a costruire ritmo, armonia e identità.

Non scelte casuali, ma una dichiarazione d’intenti. Queste sono le Olimpiadi della pace, e i colori — da sempre linguaggio universale di inclusione e dialogo — ne sono diventati il manifesto estetico.

 

Un momento della cerimonia di inaugurazione di MilanoCortina 2026

Dai colori verso una palette più essenziale

La pace resta il filo conduttore anche nel passaggio verso una palette più essenziale: dal tripudio cromatico iniziale si approda al bianco e nero, simboli di equilibrio e rigore.

Ghali, in bianco con una creazione custom Gucci, recita in italiano, francese e inglese la poesia Promemoria di Gianni Rodari, dedicata alla pace. Un momento intenso e simbolico: un artista milanese di origini straniere a ribadire un’Italia plurale e accogliente, crocevia di culture e storie diverse, al di là delle polemiche e delle sterili censure.

A rafforzare il messaggio arriva l’ambasciatrice ONU Charlize Theron, in nero Atelier Versace, che si fa portavoce di pace e inclusione attraverso le parole pronunciate da Nelson Mandela il 31 gennaio 2004 alla Global Convention on Peace and Non-Violence di New Delhi.

Tributo a Giorgio Armani

Accanto alla spettacolarità scenica, la moda costruisce un secondo livello narrativo, più silenzioso ma altrettanto potente. Il predominio del bianco e nero diventa simbolo di essenzialità e classicità, in un tributo evidente all’eleganza italiana e, soprattutto, a Giorgio Armani.

Lo stilista firma personalmente le divise degli atleti italiani, trasformando l’abbigliamento sportivo in un manifesto di stile: linee pulite e un equilibrio perfetto tra tecnicismo ed eleganza, espressione di una lunga tradizione sartoriale. Lo stesso rigore si riflette nei costumi delle comparse incaricate di accompagnare la bandiera: bianco ottico, rosso vibrante e verde bandiera per costruire una scenografia precisa e contemporanea, lontana da ogni tentazione folkloristica.

Tra gli ospiti, la passerella si fa glamour. Vittoria Cerretti, in Armani Privé, per la consegna della bandiera, incarna una couture moderna e magnetica, ponte ideale tra Milano e il mondo. Anche Laura Pausini sceglie l’eleganza sobria di Armani Privé per interpretare l’inno nazionale. Per la sua intensa versione della Canzone degli Italiani indossa un abito nero in seta, impreziosito da migliaia di perle luminose della collezione Autunno-Inverno 2024-2025.

Vittoria Cerretti, in Armani Privé, nelle vesti di posrtabandiera d’eccezione

Infine, Mariah Carey trasforma il palco in un momento da diva globale, dialogando cromaticamente con la palette dominante della serata. Avvolta in un bianco scenografico e luminoso su misura firmato Roberto Cavalli by Fausto Puglisi, regala un’immagine potente e iconica.

Il risultato

Una cerimonia che non ha soltanto inaugurato i Giochi olimpici invernali, ma ha raccontato un Paese attraverso tessuti, colori e silhouette. Prima l’esplosione cromatica della pace, poi l’eleganza assoluta del bianco e nero: due registri estetici diversi ma complementari, uniti da un’unica regia culturale.

Milano-Cortina si è presentata così al mondo — sofisticata, emozionale, profondamente italiana — dimostrando che, anche nello sport, la moda resta uno dei linguaggi più potenti per raccontare chi siamo.