Brignone nella storia: secondo oro e record sulla Olympia

Federica domina a Cortina, eguaglia Tomba e diventa l’azzurra più medagliata ai Giochi invernali. L’abbraccio leale di Hector e Stjernesund, la commozione della famiglia e il silenzio di Goggia.

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Sulla Olympia delle Tofane, a Cortina d’Ampezzo, il sole illumina una valle sospesa e silenziosa. Quando Federica Brignone si affaccia dal cancelletto, il casco tigrato sembra fissare la pista come una preda. Alle 14:25 scatta la sua gara: due minuti, 13 secondi e 50 centesimi che valgono un altro capitolo di storia.

Intertempo dopo intertempo, il vantaggio cresce: la svedese Sara Hector, la norvegese Thea Stjernesund, l’americana Mikaela Shiffrin e l’azzurra Sofia Goggia restano alle spalle. Ogni settore è un colpo alla classifica. La placca nella gamba non la limita, la pressione si scioglie, la neve diventa scorrevole. «Qui l’adrenalina è speciale», dirà poi.

È il secondo oro in tre giorni, il ruggito che la consacra come l’italiana più medagliata di sempre ai Giochi invernali.

Il gesto delle rivali

Sul traguardo non c’è solo il cronometro a parlare. Hector e Stjernesund si avvicinano per prime, si inginocchiano in segno di rispetto e poi l’abbracciano. Un gesto spontaneo, spiegano, nato dall’ammirazione per un’atleta che “ispira e costringe tutte a migliorare”.

Parole che pesano, perché arrivano da chi ha appena perso un oro. È la fotografia di una leadership riconosciuta anche dalle avversarie, mentre dal gruppo azzurro non arrivano segnali altrettanto calorosi. Goggia, decima, lascia l’area mista senza dichiarazioni né congratulazioni pubbliche.

Dieci mesi di paziente recupero, 72 ore perfette

Il successo è figlio di una lunga rincorsa. Dieci mesi complicati, un recupero fisico delicato e una pressione costante nei giorni che hanno preceduto la gara. Il medico Andrea Panzeri, che l’ha seguita nel percorso di riabilitazione, lo sintetizza così: nei grandi campioni fanno la differenza la soglia del dolore e la solidità mentale.

A 35 anni e 213 giorni, Brignone diventa la più anziana campionessa olimpica nella storia dello sci alpino. Un dato che lei accoglie con sorpresa, quasi con distacco. In zona hospitality minimizza: pista semplice, neve gestibile, tracciato senza insidie particolari. «Dovevo solo attaccare ed essere pulita», racconta. La semplicità dei fuoriclasse.

Eguagliato Tomba, superata Compagnoni

Con questo trionfo Brignone raggiunge Alberto Tomba nel numero di ori olimpici e supera Deborah Compagnoni nel medagliere complessivo ai Giochi invernali. Un traguardo che la proietta nell’élite assoluta dello sci italiano.

La “royal family” dello sci aggiorna così l’albo d’oro, ma lei continua a guardare avanti più che ai numeri. Nessuna celebrazione eccessiva, nessuna rivincita urlata: solo la consapevolezza di aver scritto una pagina pesante.

L’orgoglio della famiglia

Accanto a lei, da sempre, c’è la famiglia. Il fratello Davide, anche coach, si commuove: stare al suo fianco è un onore che va oltre le medaglie. La madre ricorda la pressione degli ultimi mesi, le domande insistenti sul ritorno, la necessità di restare leggera per scendere sciolta. Il padre, presente sugli spalti, passa dalle lacrime del superG al sorriso dell’impresa.

Intanto arrivano le congratulazioni dal mondo politico e sportivo, dalla premier ai vertici istituzionali fino ai colleghi azzurri. Ma oltre le parole ufficiali resta l’immagine più forte: una campionessa matura, capace di dominare la pista e di riscrivere i confini della longevità nello sci alpino.

Federica Brignone non ha solo vinto. Ha imposto il suo tempo alla montagna, e il suo nome alla storia.