Brianna Aguilera aveva solo 19 anni ed era considerata una studentessa modello, con un futuro promettente davanti a sé. La sua vita si è spezzata improvvisamente il 28 novembre, quando è precipitata da un grattacielo di 17 piani ad Austin, in Texas. Da quel momento, però, oltre al dolore, si è aperto un fronte di interrogativi che ancora oggi non trovano risposta.
La versione della polizia: un gesto impulsivo
Secondo il Dipartimento di Polizia di Austin, la giovane si sarebbe tolta la vita in seguito a una lite con il fidanzato, dopo una giornata caratterizzata da consumo eccessivo di alcol. Aguilera si trovava in città per assistere alla tradizionale partita di football tra la Texas A&M e l’Università del Texas, evento spesso accompagnato da feste e bevute.
La famiglia respinge l’ipotesi del suicidio
La famiglia di Brianna, assistita dall’avvocato Tony Buzbee, contesta con decisione questa ricostruzione. La madre, Stephanie Rodriguez, ritiene che la figlia sia stata vittima di un atto illecito e accusa le autorità di aver chiuso il caso con troppa fretta, senza svolgere un’indagine approfondita.
Il buco temporale di 12 ore
Uno degli elementi più critici riguarda il lasso di tempo tra l’ultima volta in cui Brianna è stata vista e la denuncia della sua scomparsa: circa 12 ore. La ragazza si trovava in un appartamento dove non viveva stabilmente, ma era ospite per il fine settimana. I presenti avrebbero dichiarato di essersi accorti della sua assenza solo il giorno successivo, senza aver sentito nulla durante la notte.
I messaggi che cambiano la cronologia
Buzbee sostiene però di essere in possesso di messaggi inviati da uno dei coinquilini dell’appartamento, dai quali emergerebbe che già nelle prime ore del mattino qualcuno si era accorto che Brianna non c’era più. Nonostante questo, le forze dell’ordine sarebbero state avvisate solo molte ore dopo.
Accuse di indagini superficiali
Secondo l’avvocato, gli investigatori non avrebbero interrogato in modo adeguato i presenti, né esaminato i loro telefoni. Inoltre, non sarebbe stata fornita una spiegazione convincente sul ritardo nella segnalazione della scomparsa.
«Il lavoro svolto finora è stato scarso e poco professionale. Di fatto, non c’è mai stata una vera indagine», ha dichiarato Buzbee, chiedendo un cambio radicale nella leadership del Dipartimento di Polizia di Austin.
La testimone mai ascoltata
Durante una recente conferenza stampa, l’avvocato ha presentato una testimone che, a suo dire, sarebbe stata completamente ignorata dagli inquirenti. Si tratta di Dannah Rodriguez, una vicina di casa che vive nel complesso residenziale 21 Rio, proprio di fronte all’appartamento in cui si trovava Aguilera.
Urla e rumori prima della caduta
Rodriguez ha raccontato di aver sentito, nella tarda notte, urla e una discussione accesa che sembrava coinvolgere più persone. Secondo il suo racconto, il confronto sarebbe stato così violento da spingere sua madre, presente quella sera, a valutare l’idea di intervenire. Entrambe hanno riferito di aver udito grida forti, poi improvvisamente cessate.
Un appartamento dalle pareti sottili
La testimone ha spiegato di vivere lì da circa un anno e di poter sentire chiaramente ciò che accade negli appartamenti vicini, a causa delle pareti “sottili come carta”. Ha inoltre identificato una delle residenti come Natalie, un’amica di Brianna che l’aveva ospitata quel fine settimana e che organizzava spesso feste dopo le partite di football.
La partenza improvvisa di Natalie
Rodriguez ha aggiunto che, poco dopo il ritrovamento del corpo di Aguilera, Natalie avrebbe lasciato l’appartamento. Durante le vacanze di Natale, lei e i suoi genitori avrebbero visto i genitori della ragazza svuotare l’abitazione e andarsene definitivamente.
Nessun contatto da parte della polizia
Secondo Buzbee, la polizia di Austin non avrebbe mai contattato Rodriguez per raccogliere la sua testimonianza. Un’ulteriore omissione che, a suo avviso, dimostra una gestione inadeguata dell’intero caso.
Le verifiche mai fatte
L’avvocato denuncia anche l’assenza di controlli fondamentali: nessuna ispezione dell’appartamento per cercare segni di colluttazione, telefoni mai esaminati, nessuna analisi sulla vita privata di Brianna per individuare eventuali segnali di intenti suicidi, che – sostiene – non esistevano.
La risposta delle autorità
Il Dipartimento di Polizia di Austin ha dichiarato che tutte le persone presenti nell’appartamento la notte della morte hanno collaborato con gli investigatori e che, al momento, non sono emerse prove in grado di smentire l’ipotesi del suicidio. Tuttavia, l’assenza dei risultati definitivi dell’autopsia continua ad alimentare dubbi e polemiche.
