Bologna, polemica sulle pipe per fumare crack

La sperimentazione del Comune scatena lo scontro politico: tra accuse di “favorire lo spaccio” e difese sulla riduzione del danno.

bologna crack

Un esposto alla Corte dei Conti e una denuncia alla magistratura ordinaria: così Fratelli d’Italia ha deciso di agire contro il Comune di Bologna per la decisione di finanziare la distribuzione gratuita di pipe in alluminio destinate al consumo di crack.
Secondo l’eurodeputato Stefano Cavedagna, promotore dell’iniziativa, l’amministrazione avrebbe speso circa 3.500 euro per l’acquisto di 300 pipe. Una cifra che, a suo avviso, rappresenta un possibile danno erariale, in quanto utilizzata per fornire strumenti destinati all’assunzione di una sostanza stupefacente illegale.
“È una scelta che contrasta con i principi di buon andamento e corretta gestione finanziaria – ha dichiarato Cavedagna – e che finisce per favorire consumo e spaccio di droga”.

Le denunce già depositate e la richiesta di sequestro

L’esposto di FdI si aggiunge a una denuncia per istigazione a delinquere e favoreggiamento dell’uso di stupefacenti già presentata da Cavedagna insieme al senatore Marco Lisei.
I due esponenti chiedono inoltre che l’autorità disponga il sequestro preventivo delle pipe, al fine di impedire la prosecuzione della distribuzione. “Non è materia di competenza comunale – sottolinea Cavedagna – perché rientra nell’ambito sanitario, e non può essere trattata come se fosse un normale intervento sociale”.

Bologna e i dati sulle dipendenze: crack, cocaina e alcol in crescita

La questione si inserisce in un contesto locale complesso, descritto da Marialuisa Grech, direttrice dell’Unità Dipendenze patologiche dell’Ausl di Bologna.
Secondo i dati, nei dieci Sert del territorio sono seguiti circa 4.000 utenti, di cui 518 specificamente legati al consumo di crack. L’età media si aggira intorno ai 40 anni, con casi che spaziano dai 16 ai 66 anni.
“Il crack è una sostanza che porta a un consumo continuo – spiega Grech – e i consumatori faticano a chiedere aiuto. Si tratta spesso di persone già uscite da percorsi di tossicodipendenza, che ricadono sviluppando quella che chiamiamo dipendenza di ritorno”.

Il fenomeno del Fentanyl e le altre sostanze

Alla domanda sul rischio di diffusione del Fentanyl, la Grech precisa che in Italia non ci sono ancora dati allarmanti, anche se l’attenzione resta alta grazie a un osservatorio nazionale pronto a intervenire.
Le dipendenze non si fermano però al crack: aumentano i casi di cocaina e soprattutto il consumo di alcol tra i minori, mentre l’eroina non è mai del tutto scomparsa.

La logica della riduzione del danno: l’esperimento di Bologna

La scelta del Comune di Bologna verso la distribuzione gratuita di pipe da crack, si colloca nel solco delle politiche di riduzione del danno, già sperimentate in altre città italiane come Palermo.
L’assessora alla Salute Matilde Madrid difende l’iniziativa: “Non vogliamo incentivare l’uso di sostanze, ma proteggere la salute delle persone più fragili. Il materiale sterile riduce il rischio di trasmissione di virus come epatite C e Hiv e crea un contatto con chi vive in strada, aprendo la porta a percorsi di cura”.
Secondo l’amministrazione, la sperimentazione avrebbe già portato alcuni consumatori ad avvicinarsi ai Sert, favorendo così processi di recupero.

Le accuse dell’opposizione: “Legittimazione dello spaccio”

Durissime le reazioni politiche verso l’azione del Comune di Bologna e le pipe da crack.
Per il senatore FdI Marco Lisei, l’iniziativa “mantiene i tossicodipendenti nella gabbia della droga”, mentre il deputato Galeazzo Bignami parla di una decisione “in contrasto con le parole forti pronunciate dal premier contro gli stupefacenti”.
Sulla stessa linea la Lega: il commissario provinciale Davide Bergamini sostiene che “distribuire pipe equivale a legittimare spaccio e degrado, trasformando interi quartieri in zone franche”.
Il partito annuncia esposti in Procura e al prefetto, oltre a interrogazioni a livello comunale ed europeo.

Le voci critiche di Forza Italia e Rete Civica

Anche altre forze politiche si schierano contro Palazzo d’Accursio.
Per Nicola Stanzani (FI) la riduzione del danno “è una formula avvilente” se applicata al consumo di crack. La consigliera regionale Elena Ugolini accusa il Comune di “decisione irresponsabile”, mentre i consiglieri Samuela Quercioli e Gian Marco De Biase richiamano l’articolo 32 della Costituzione: “Qui non si tutela la salute, si rischia di minarne il valore come diritto fondamentale”.

Le difese della maggioranza: “Un intervento di salute pubblica”

Di segno opposto il commento di Detjon Begaj (Coalizione Civica), che attacca le opposizioni: “Prima di parlare di denunce, FdI dovrebbe ricordare che alla prima sperimentazione con 40 pipe, presentata in Consiglio il 25 luglio, non hanno mosso obiezioni”.
Per Begaj, l’iniziativa rappresenta un passo concreto nella costruzione di un percorso di aggancio e cura per chi vive condizioni di marginalità estrema.