Blackout totale a Cuba: crisi energetica e tensioni sociali

Il collasso della rete elettrica lascia milioni al buio mentre le tensioni internazionali aggravano una crisi già profonda

Blackout Cuba

Cuba è stata colpita da un blackout totale che ha lasciato circa 10 milioni di persone senza elettricità. Il collasso della rete elettrica nazionale, confermato dall’Unione Nazionale Elettrica (UNE), rappresenta uno degli episodi più gravi degli ultimi anni per l’isola caraibica.

L’interruzione è avvenuta improvvisamente e ha coinvolto simultaneamente tutto il territorio nazionale. Nella capitale L’Avana, i residenti hanno descritto la situazione come un susseguirsi di spegnimenti e brevi riattivazioni prima del blackout definitivo.

Un sistema energetico fragile e obsoleto

Alla base della crisi vi è un sistema di produzione energetica ormai datato e fortemente dipendente dalle importazioni di carburante. La mancanza di risorse ha reso sempre più difficile mantenere attive le centrali elettriche, causando frequenti interruzioni di corrente che negli ultimi mesi si sono protratte anche per giorni.

Il blackout del 2026 rappresenta il primo collasso totale dell’anno, ma segue altri episodi rilevanti. Solo poche settimane prima, un guasto alla centrale termoelettrica Antonio Guiteras aveva provocato la caduta della rete in gran parte del Paese.

Il ruolo del blocco petrolifero

La crisi energetica è strettamente legata alle tensioni internazionali, in particolare alle politiche degli Stati Uniti. L’amministrazione guidata da Donald Trump ha intensificato le pressioni su Cuba, limitando l’accesso dell’isola alle forniture di petrolio.

Tra le misure adottate, la sospensione delle forniture venezuelane e la minaccia di dazi contro i Paesi esportatori di petrolio verso Cuba. Questo ha ridotto drasticamente l’arrivo di carburante: secondo dati recenti, nel 2026 sono giunte solo due piccole navi cariche di petrolio.

Un duro colpo arriva anche dall’assenza del tradizionale supporto del Venezuela, guidato da Nicolás Maduro, che in passato rappresentava il principale fornitore energetico dell’isola.

Porti fermi e forniture in calo

Le principali infrastrutture portuali cubane mostrano segnali evidenti della crisi. Gli hub di Matanzas e Moa, fondamentali per la raffinazione e la distribuzione del greggio, non hanno registrato importazioni significative negli ultimi mesi.

Anche i porti dell’Avana e di Cienfuegos risultano praticamente inattivi, segno di una paralisi logistica che aggrava ulteriormente la già critica situazione energetica.

Proteste e tensioni interne

Il blackout arriva dopo giorni di crescente malcontento popolare. In diverse città, tra cui Morón, cittadini sono scesi in piazza per protestare contro i continui disservizi, gridando slogan come “Libertà”.

Le manifestazioni, rare in un Paese con un forte controllo politico, sono state represse con arresti e un massiccio dispiegamento delle forze di sicurezza. Il clima resta teso, con il rischio di ulteriori disordini.

Indagini e tentativi di ripristino

L’UNE ha avviato un’indagine per chiarire le cause del collasso della rete elettrica e ha annunciato l’attivazione dei protocolli di emergenza per il ripristino del servizio.

Tuttavia, la mancanza di carburante rappresenta un ostacolo significativo anche per la riaccensione dei sistemi locali, rendendo i tempi di recupero incerti.

Uno scenario geopolitico incerto

Le dichiarazioni recenti di Donald Trump, che ha definito Cuba una nazione “molto indebolita”, sottolineano come la crisi energetica si inserisca in un contesto geopolitico complesso e potenzialmente esplosivo.

Nel frattempo, il governo cubano ha avviato contatti diplomatici nel tentativo di allentare le tensioni e trovare una soluzione alla crisi.