Banksy: chi è il fantasma della Street Art che ha conquistato il mondo

Banksy

Chi è Banksy? È la domanda che tormenta il mondo dell’arte (e non solo) da oltre vent’anni. Nonostante sia uno degli artisti più famosi del pianeta, la sua identità fino a oggi è rimasta avvolta nel mistero. Ma forse è proprio questo il punto: in un’epoca di sovraesposizione, Banksy ha scelto l’invisibilità per far parlare solo le sue opere.

In questo articolo esploriamo insieme le teorie sulla sua identità, il suo stile inconfondibile e alcune curiosità che probabilmente non conoscete e cerchiamo di rispondere a ciò che non avete mai osato chiedere.

Chi è veramente Banksy? Le teorie più accreditate

Sebbene nessuno abbia mai visto il suo volto (o almeno, nessuno che possa confermarlo), pare siano cadute le diverse teorie su chi si nasconda dietro lo stencil più famoso del mondo.

Robert Gunningham sembrerebbe ormai certo essere Banksy . Già nel 2008, il Mail on Sunday pubblicò una foto che ritraeva un uomo a Kingston, sostenendo fosse lui. Robert Del Naja (3D), nonché fondatore dei Massive Attack per molto tempo è stato tra gli artisti più gettonati tra quelli che si credeva poter essere Banksy. Oltre a essere un writer pioniere a Bristol, molti in passato avevano notato una strana coincidenza: i murales apparivano spesso nelle città dove la band era in tour. Del Naja che aveva sempre smentito, definendo Banksy “un caro amico” oggi sembrerebbe essere uno stretto collaboratore di Gunningham.

Come si è arrivati a scoprire l’identità di Banksy

Per arrivare alla “quasi” certezza sull’dentità di Banksy, sono state effettuate anni di indagini quasi forensi. Partiamo dal profiling geografico. Nel 2016, un team della Queen Mary University di Londra ha usato il “profiling criminale” (la tecnica usata per scovare i serial killer). Il team ha mappato oltre 140 opere di Banksy a Londra e Bristol, incrociandole con gli indirizzi noti di Gunningham. La sovrapposizione è stata praticamente perfetta.

Il punto di svolta è però arrivato a seguito di una causa legale nel 2024. Andrew Gallagher, un pioniere dei graffiti, ha intentato una causa per diffamazione contro la società di Banksy, la Pest Control Office. Indovinate chi è stato citato come co-imputato con il suo nome legale? Proprio Robin Gunningham. Se non fosse stato lui, la causa sarebbe decaduta immediatamente.

Ma c’è ancora un altro particolare degno di un’indagine investigativa: esiste una foto scattata in Giamaica nel 2004 che ritrae un uomo con occhiali e capelli ricci accanto a delle bombolette. Molti compagni di scuola di  Gunningham lo hanno identificato senza ombra di dubbio.

Banksy non confermerà mai la sua identità

Ci sono alcuni motivi per cui Banksy non dirà mai chi realmente è. In primo luogo, l’artista andrebbe incontro a diverse grane legali. Se ammettesse di essere l’autore di ogni singola opera, dovrebbe rispondere di migliaia di accuse di vandalismo in tutto il mondo con relativi risarcimenti. I soldi, si sa, fanno comodo a tutti. In secondo luogo, laddove diventasse certa la sua identià, tutta l’azione di marketing si polverizzerebbe. Un Banksy con un volto è solo un uomo che dipinge muri; un Banksy invisibile è un’idea.

Chi incassa i soldi delle opere di Banksy?

Questa è una delle domande più interessanti, perché mette a nudo il paradosso tra l’anima “punk” di Banksy e il mercato milionario dell’arte. La risposta breve è: Banksy quasi mai.

La stragrande maggioranza delle opere di Banksy che abbiamo visto passare da Sotheby’s o Christie’s appartiene al mercato secondario. Significa che Banksy ha venduto (o regalato) quelle opere anni fa per poche migliaia di euro. Quindi a incassare solitamente è il proprietario attuale (un collezionista, una galleria o un investitore). Ovviamente la casa d’asta trattiene una percentuale (il buyer’s premium), che può arrivare al 20-25% del prezzo finale. Cosa resta quindi a Banksy? Quasi nulla. Per legge (in Europa e UK ndr), esiste il Diritto di Seguito (Artist’s Resale Right), che garantisce all’artista una piccola royalty sulla rivendita ma è limitata a un massimo di circa 12.500 €, anche se l’opera viene venduta per 20 milioni.

Qualcuno si chiederà: “E quando un pezzo di muro viene staccato e messo all’asta?”. Bene, la situazione è ancora più controversa. Di solito a incassare è il proprietario dell’edificio ma, sovente, sono anche gli intermediari che hanno rimosso il muro.
Banksy non è un cretino e, non a caso, la sua società, la Pest Control, spesso si rifiuta di autenticare queste opere, rendendole molto difficili da vendere nelle aste ufficiali. Del resto, per Banksy, la street art è un regalo alla città: se la stacchi per venderla, stai rubando al pubblico.

Ma allora come guadagna Banksy?

Se non guadagna dalle aste da milioni di euro, come finanzia le sue enormi installazioni (come Dismaland)? La Pest Control è l’unica organizzazione ufficiale che vende le sue opere originali e le stampe in edizione limitata direttamente ai collezionisti. Naturalmente a prezzi “umani” rispetto alle aste. Inoltre, attraverso società come la Pictures on Walls o il suo shop online Gross Domestic Product, Banksy ha venduto oggetti e stampe firmate.