Nessuno, nemmeno il più inguaribile degli ottimisti, avrebbe mai potuto pronosticare un inizio di stagione di questo livello per la sponda biancoceleste della capitale. Con otto vittorie e un solo pareggio rimediato contro il Milan nelle prime nove giornate di campionato, la Lazio si ritrova sola in cima alla classifica della Serie A. Si tratta del miglior avvio in assoluto nella storia del club maschile, un primato che supera persino i ritmi della leggendaria Lazio della stagione 1999/2000. All’epoca la squadra guidata da Sven-Göran Eriksson, che avrebbe poi vinto lo scudetto a fine anno con fuoriclasse internazionali del calibro di Alessandro Nesta, Pavel Nedvěd e Juan Sebastián Verón, dopo nove turni aveva in tasca ben quattro punti in meno rispetto alla compagine attuale.
Eppure, le premesse su cui si è fondata questa annata erano tutt’altro che esaltanti. Durante la sessione estiva si respirava un’aria pesante, dominata da una profonda sfiducia da parte della tifoseria nei confronti della dirigenza e da una contestazione aperta e pluridecennale nei confronti del presidente Claudio Lotito. Il clima di freddezza era stato confermato da un dato emblematico: a fine luglio erano stati venduti appena duemila abbonamenti. Pochissimi credevano che la rosa a disposizione potesse competere per i vertici del campionato.
La svolta ideologica di Gattuso e le mosse di mercato
Anche l’arrivo sulla panchina di Gennaro Gattuso era stato accolto con un velato scetticismo da parte del pubblico romano. L’allenatore calabrese proveniva infatti dalla delusione con la Nazionale italiana, eliminata agli spareggi per la qualificazione ai Mondiali. A gettare ulteriore benzina sul fuoco era stato l’esordio stagionale ufficiale del 16 agosto in Coppa Italia, conclusosi con un’amara sconfitta casalinga per 2-0 contro il Mantova, formazione militante in Serie B.
Quella debacle contro i lombardi è rimasta però, fino a questo momento, l’unica nota stonata di un percorso altrimenti impeccabile. Gattuso, tecnico che ha sempre vissuto il calcio in maniera viscerale e che spesso si è trovato a dover gestire spogliatoi complessi, ha saputo trasformare i dubbi in energia pura. Bloccata dalle restrizioni economiche e dai vincoli finanziari imposti dalla Federcalcio, la società non ha potuto effettuare grandi investimenti a prezzo di saldo sul mercato estivo, ma è riuscita comunque a mettere a disposizione del tecnico innesti estremamente funzionali. Tra questi spicca l’arrivo in prestito dall’Inter del centrocampista Davide Frattesi, subito decisivo con tre reti nelle sue prime tre presenze, e l’inserimento del difensore croato Josip Šutalo, che ha dato solidità al reparto arretrato. Parallelamente, elementi già in rosa come Gustav Isaksen, Nuno Tavares e Tijjani Noslin stanno rendendo a livelli mai visti in carriera.
La cooperazione offensiva e l’esplosione dei singoli
Il vero punto di forza della Lazio di questa prima parte di stagione risiede nella capacità di mandare in rete la quasi totalità degli uomini a disposizione. Senza l’impegno e la fatica delle coppe europee da sbloccare a metà settimana, la squadra gioca un calcio fluido e propositivo che la porta ad avere un attacco devastante, dimostrato anche dai quattordici gol realizzati complessivamente soltanto nelle ultime quattro uscite di campionato. L’apice di questa spettacolarità si è toccato nel posticipo del martedì sera con il dilagante 6 a 2 rifilato al Sassuolo, una partita dominata dall’inizio alla fine in cui i biancocelesti si sono persino permessi il lusso di sbagliare due calci di rigore.
In nove partite di Serie A sono già dodici i calciatori diversi ad aver messo la firma sul tabellino dei marcatori. L’ultimo ad aggiungersi a questa lunga lista è stato Romano Floriani Mussolini, il ventitreenne esterno d’attacco e pronipote del dittatore Benito Mussolini, che proprio nella sfida contro gli emiliani ha trovato la gioia del suo primo centro personale nel massimo campionato italiano.
L’analisi dei numeri e il confronto con il passato
Se si analizzano a fondo i dati statistici avanzati, emerge tuttavia come la Lazio stia segnando con una frequenza persino superiore rispetto al volume reale e alla qualità media delle occasioni da rete generate. Questo fattore da un lato testimonia il momento d’oro e l’estrema concretezza del reparto avanzato, ma dall’altro rappresenta un campanello d’allarme: con l’andare delle settimane, la percentuale di realizzativa potrebbe fisiologicamente calare e richiedere un ulteriore salto di qualità sul piano della manovra.
Un primato in solitaria in casa laziale non si verificava dalla ventiseiesima giornata del campionato 2019/20, quando la squadra guidata da Simone Inzaghi ed evidenziata dalle giocate di Ciro Immobile, Luis Alberto e Sergej Milinković-Savić guidava la fila prima del blocco delle attività sportive dovuto alla pandemia da Covid-19, chiudendo poi quella travagliata stagione al quarto posto finale a quota 78 punti. Oggi la Serie A offre partite decisamente più ricche di gol ed emozionanti rispetto al passato recente, complice anche l’adozione di un nuovo metro arbitrale che favorisce il gioco d’attacco e lo spettacolo. In questa cornice si inseriscono le altre sfide del turno infrasettimanale, come i successi di Como e Roma rispettivamente su Torino e Cagliari, in attesa che il resto delle grandi risponda sul campo nei match del mercoledì.
