Caso Zacharia: addio record alla Casa Bianca tra finti titoli e gaffe

Licenziata dopo soli cinque giorni, la nuova portavoce di Donald Trump cade sulla mancata abilitazione forense. Storia e antecedenti di un ruolo sempre più turbolento.

Casa Bianca Zacharia

L’avventura di Katie Zacharia come voce ufficiale dell’amministrazione di Donald Trump si conclude con un primato negativo. Appena cinque giorni di servizio prima del definitivo e inevitabile addio.

Annunciata con enfasi dal tycoon su Truth Social come “un’eminente laureata ed avvocata”, sostenitrice di punta del movimento MAGA, la portavoce è finita fin da subito al centro della bufera. A far scricchiolare la sua posizione non sono state soltanto le incertezze durante la prima conferenza stampa, durata unicamente 14 minuti, ma una rivelazione scottante emersa sul Wall Street Journal. Zacharia non ha mai superato l’esame di abilitazione alla professione forense (il cosiddetto Bar test in California) e non risulta iscritta ad alcun albo professionale negli Stati Uniti.

Bugie professionali e guai giudiziari

Per mesi Zacharia si è presentata in televisione e sui propri profili social come avvocata. Quando lo scandalo è esploso, ha provato a difendersi sostenendo che la sua università le avesse suggerito di qualificarsi semplicemente come “lawyer” (laureata in giurisprudenza) e non come “attorney” (avvocato abilitato). Tuttavia, le evidenze delle sue apparizioni pubbliche mostrano come la qualifica di avvocato sia stata ribadita più volte senza mezzi termini.

La vicenda ha preso una piega formale con l’esposto presentato dall’associazione di vigilanza Campaign for Accountability all’Ordine degli avvocati della California. L’ipotesi avanzata è quella di un esercizio abusivo della professione, un comportamento che nello Stato della California costituisce un vero e proprio reato.

La reazione di Trump e il licenziamento

Di fronte al montare del caso, Donald Trump ha espresso pubblicamente vicinanza a Zacharia, dichiarando ai media che la portavoce veniva trattata in modo ingiusto e suggerendole di valutare l’addio per evitare ulteriori pressioni. Nonostante il Presidente avesse inizialmente affermato di voler lasciare alla collaboratrice la decisione finale, fonti affidabili riprese dal New York Times hanno confermato la decisione drastica: il licenziamento immediato.

Da parte sua, Trump ha fatto sapere di non avere alcuna fretta nel nominare un sostituto per ricoprire l’incarico.

La giostra dei portavoce nell’era Trump

Il caso Zacharia, superando persino la celebre brevissima parentesi di Anthony Scaramucci (durato 11 giorni), riaccende i riflettori sull’estrema instabilità che caratterizza l’ufficio stampa della Casa Bianca sotto la guida di Trump, con ben sette portavoce avvicendatisi nel corso delle sue amministrazioni:

  • Sean Spicer: Ricordato per l’accesa disputa sui numeri reali dei partecipanti all’insediamento del 2017, lasciò l’incarico dopo sei mesi di polemiche.

  • Sarah Huckabee Sanders: In carica per due anni tra forti tensioni con i cronisti e ammissioni di dichiarazioni infondate sui vertici dell’FBI; oggi ricopre il ruolo di governatrice dell’Arkansas.

  • Stephanie Grisham: Legata a Melania Trump, rimase in carica circa un anno senza mai tenere una singola conferenza stampa ufficiale.

  • Kayleigh McEnany: Voce finale del primo mandato, guidò la comunicazione nei concitati e drammatici momenti segnati dai fatti di Capitol Hill nel gennaio 2021.

  • Karoline Leavitt: Nominata come la più giovane portavoce della storia americana, è rimasta in carica da gennaio 2025 fino ad agosto 2026, lasciando ufficialmente per ragioni personali e familiari.

Il rapido e rovinoso epilogo di Katie Zacharia dimostra ancora una volta come il ruolo di portavoce alla Casa Bianca continui ad essere uno dei banchi di prova più spietati della politica americana.

L’incarico vacante

Con Donald Trump che ha già dichiarato di non avere fretta di nominare un nuovo portavoce. Ma le domande aperte su cui “scommettere” per il futuro sono principalmente tre: Chi sarà il prossimo? Sceglierà un profilo tecnico del movimento MAGA o una figura TV già affermata? Quanto durerà il nuovo incarico? Riuscirà a superare la soglia dell’anno come McEnany o Sanders, o si misurerà di nuovo in “Scaramucci”? Quali saranno le conseguenze legali per Zacharia? L’esposto dell’associazione di vigilanza in California porterà a un’indagine formale per falso/esercizio abusivo della professione?