La pace è importante, ma vuoi mettere la Fashion Week?

Al Palazzo di Vetro va Tajani. Meloni resta a Milano per spiegare alla moda che il governo c’è. Almeno qualcuno adesso sa dove trovarlo

Giorgia Meloni

C’è qualcosa di molto italiano nella fotografia di queste ore. A New York si riunisce l’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Guerre, Medio Oriente, Ucraina, crisi energetiche, nuovi equilibri mondiali, insomma, quelle piccole seccature che ogni tanto disturbano la quiete dei governi.

A Milano, invece, c’è la Fashion Week.

Giorgia Meloni ha scelto Milano.

Non che l’Italia abbia disertato l’ONU. A New York c’era Antonio Tajani, che essendo ministro degli Esteri non si trovava esattamente nel posto sbagliato. È toccato a lui spiegare che “contro la legge del più forte, scegliamo la forza della legge” e che l’Italia vuole costruire ponti, aprire strade e tenere vivo il dialogo.

Parole rispettabili. E prudentemente intercambiabili con molte di quelle pronunciate al Palazzo di Vetro negli ultimi settant’anni.

Meloni, intanto, partecipava alla cena inaugurale della Fashion Week per dire al settore della moda che “il governo c’è”.

Ed eccoci al punto.

Il governo c’è.

Bisogna soltanto sapere dove cercarlo.

Se lo cercate all’ONU, trovate Tajani. Se lo cercate alla Fashion Week, trovate Meloni. La geopolitica a New York, il gala a Milano. Una divisione del lavoro che almeno ha il pregio della chiarezza.

Le opposizioni hanno gridato alla “figuraccia”. Matteo Renzi, da New York, ha ricordato che lì si trovavano numerosi leader mondiali. Riccardo Ricciardi del M5S ha contestato alla premier di aver preferito Milano mentre lo scenario internazionale è attraversato da guerre e crisi.

È il mestiere delle opposizioni.

Come è mestiere del governo rispondere che il ministro degli Esteri può benissimo rappresentare l’Italia all’ONU. Ed è vero.

Ma la politica non è fatta soltanto di organigrammi. È fatta anche di simboli. E quando bisogna scegliere quale fotografia consegnare al Paese, quella davanti alle bandiere delle Nazioni Unite oppure quella della cena della Fashion Week, anche la scelta diventa un messaggio.

Meloni ha scelto il secondo.

La moda italiana, naturalmente, non è una frivolezza. È industria, esportazione, lavoro e prestigio internazionale. Ma resta singolare che, mentre Tajani parlava di pace, guerre e diritto internazionale, la presidente del Consiglio considerasse più importante testimoniare personalmente la propria vicinanza al sistema moda.

Forse è la nuova diplomazia italiana, una volta si mandavano ambasciatori, oggi si mandano segnali.

E il segnale di Milano era chiarissimo: il governo c’è.

Quello di New York, inevitabilmente, un po’ meno.

Non bisogna comunque drammatizzare. L’ONU è sopravvissuta all’assenza di Giorgia Meloni. Non risulta che i delegati abbiano sospeso i lavori chiedendo disperatamente dove fosse finita la presidente italiana.

Avrebbe potuto andare a New York, pronunciare il consueto discorso sulle guerre, la pace, il dialogo e il diritto internazionale, ricevere l’applauso diplomatico e tornare a casa.

Ha mandato Tajani a farlo.

Il Palazzo di Vetro è rimasto in piedi.

Meloni invece è andata alla Fashion Week per dire che il governo c’è.

Quella sera l’Italia aveva due sedie, una a New York e una a Milano.

Giorgia Meloni ha scelto quella della cena di gala.

All’ONU, in compenso, non hanno dovuto aggiungere un coperto.