Corrente atlantica: rischio collasso più alto del previsto

Nuovi studi indicano un indebolimento drastico dell’AMOC entro il 2100, con conseguenze globali potenzialmente devastanti.

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La circolazione termoalina atlantica, conosciuta come AMOC, è uno degli ingranaggi fondamentali del sistema climatico terrestre. Questo complesso sistema di correnti oceaniche trasporta acqua calda dai tropici verso il Nord Atlantico, contribuendo a mantenere un clima relativamente mite in Europa.

Negli ultimi anni, tuttavia, gli scienziati hanno osservato un indebolimento significativo di questo sistema, oggi considerato il più debole degli ultimi 1.600 anni. Una nuova ricerca suggerisce che il rischio di collasso potrebbe essere molto più elevato di quanto stimato in precedenza.

Nuovi modelli, meno incertezze

Gli studiosi utilizzano diversi modelli climatici per prevedere l’evoluzione del clima globale, ma nel caso dell’AMOC i risultati sono stati finora estremamente variabili. Alcuni scenari ipotizzavano una stabilità relativa, mentre altri prevedevano un rallentamento drastico.

Il nuovo studio ha combinato osservazioni reali degli oceani con simulazioni avanzate, riducendo significativamente il margine di errore. I risultati indicano un rallentamento compreso tra il 42% e il 58% entro la fine del secolo, un livello che potrebbe portare al collasso del sistema.

Perché l’AMOC è così importante

Il funzionamento dell’AMOC si basa su differenze di temperatura e salinità: l’acqua calda e salata si muove verso nord, si raffredda, aumenta di densità e sprofonda, creando una corrente di ritorno profonda.

Se questo equilibrio si interrompesse, le conseguenze sarebbero globali:

  • Inverni molto più rigidi in Europa occidentale
  • Siccità estive più intense
  • Spostamento delle piogge tropicali, con impatti sull’agricoltura
  • Aumento del livello del mare fino a 50-100 cm nell’Atlantico

Il punto di non ritorno si avvicina

Secondo i ricercatori, l’AMOC potrebbe essere più vicina a una soglia critica di quanto si pensasse. Superato questo limite, il collasso diventerebbe inevitabile.

Alcuni esperti ritengono che questo punto di non ritorno possa essere raggiunto già entro la metà del secolo. Un’eventualità che desta forte preoccupazione, considerando che eventi simili nel passato hanno portato a cambiamenti climatici drastici e rapidi.

Le cause del rallentamento

Il principale fattore dietro l’indebolimento dell’AMOC è il riscaldamento globale. L’aumento delle temperature nell’Artico rallenta il raffreddamento delle acque oceaniche, riducendone la densità e quindi la capacità di sprofondare.

A questo si aggiunge un altro effetto:

  • L’aumento delle precipitazioni diluisce la salinità dell’acqua
  • L’acqua meno salata è meno densa
  • Il processo di affondamento rallenta ulteriormente

Questo meccanismo crea un circolo vizioso che accelera il declino della corrente.

Un quadro forse ancora più grave

Gli scienziati sottolineano che le stime attuali potrebbero essere persino ottimistiche. Molti modelli climatici, infatti, non includono ancora l’impatto dello scioglimento della calotta glaciale della Groenlandia.

L’immissione di acqua dolce negli oceani contribuisce ulteriormente a ridurre la densità dell’acqua, aggravando il rallentamento dell’AMOC.

Il nuovo studio rafforza l’idea che il sistema climatico globale sia più fragile di quanto si pensasse. L’AMOC, elemento chiave per l’equilibrio del pianeta, sta mostrando segnali sempre più evidenti di instabilità.

Sebbene non sia possibile prevedere con precisione quando avverrà un eventuale collasso, il rischio appare oggi concreto e crescente. Le conseguenze sarebbero profonde e durature, rendendo urgente una riduzione drastica delle emissioni globali per evitare scenari estremi.