L’economia italiana continua a muoversi lentamente: i dati più recenti mostrano una crescita inferiore alle attese. Intanto il debito pubblico e pressione fiscale tornano a salire. In questo contesto il governo guidato da Giorgia Meloni cerca di mantenere i conti sotto controllo e di uscire dalla procedura europea per deficit eccessivo, ma gli ultimi numeri indicano che il percorso resta complesso.
Secondo le stime aggiornate dell’Istituto nazionale di statistica (Istat), il Prodotto interno lordo dell’Italia nel 2025 è cresciuto appena dello 0,5%, una revisione al ribasso rispetto alla previsione iniziale dello 0,7%. Un risultato che conferma la fase di rallentamento già visibile negli ultimi anni e che colloca il Paese ben al di sotto della media dell’eurozona.
Una crescita inferiore alla media europea
La dinamica del PIL italiano resta tra le più deboli dell’area euro. Nel 2025 la crescita media della zona euro è stimata intorno all’1,5%, mentre alcuni Paesi registrano risultati molto più robusti. La Spagna, ad esempio, ha raggiunto circa il 2,9%, evidenziando un divario sempre più evidente rispetto all’economia italiana.
Il rallentamento conferma un trend in atto da diversi anni. Dopo il rimbalzo successivo alla pandemia, l’economia nazionale sembra essere entrata in una fase di crescita modesta, segnata da una produttività stagnante e da difficoltà strutturali che frenano lo sviluppo.
Deficit ancora sopra la soglia europea
I dati di finanza pubblica mostrano un miglioramento solo parziale. Il rapporto tra deficit e PIL nel 2025 è sceso al 3,1%, rispetto al 3,4% registrato nel 2024. Nonostante la riduzione, il valore resta comunque superiore al limite del 3% previsto dal Patto di stabilità europeo.
Questo scostamento, seppur contenuto, rischia di ritardare l’uscita dell’Italia dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo avviata dalla Commissione europea. Un obiettivo che il governo aveva indicato come prioritario per recuperare margini di manovra nella gestione della spesa pubblica.
Debito pubblico in aumento
Parallelamente alla crescita debole, torna a salire il debito pubblico. Secondo le stime preliminari, nel 2025 il rapporto debito/PIL ha raggiunto il 137,1%, in aumento rispetto al 134,7% dell’anno precedente.
Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha attribuito parte dell’aumento agli effetti residui delle agevolazioni edilizie introdotte negli anni passati, in particolare al superbonus per i condomini, definito dal ministro un “colpo di coda” che continua a pesare sui conti pubblici.
I dati, tuttavia, sono ancora provvisori e dovranno essere verificati da Eurostat prima della comunicazione ufficiale alle istituzioni europee.
Pressione fiscale in crescita
Un altro elemento emerso dalle statistiche riguarda la pressione fiscale. Nel 2025 è salita al 43,1% del PIL, con un incremento di 0,7 punti percentuali rispetto al 2024.
L’aumento delle imposte complessive si inserisce in un quadro economico già segnato da un calo del potere d’acquisto delle famiglie. Negli ultimi anni, infatti, l’inflazione ha inciso in modo significativo sui consumi, con un aumento dei prezzi dei beni alimentari che in quattro anni ha raggiunto circa il 25%.
Le critiche di opposizioni e sindacati
I dati diffusi dall’Istat hanno acceso il confronto politico. Le opposizioni e le organizzazioni sindacali denunciano il peggioramento delle condizioni economiche delle famiglie e chiedono interventi strutturali sul mercato del lavoro.
La segretaria del Partito Democratico Elly Schlein ha sottolineato in particolare il tema dei salari, evidenziando il calo del potere d’acquisto e rilanciando la proposta di introdurre un salario minimo nazionale insieme a nuove politiche industriali.
Critiche sono arrivate anche dal Movimento 5 Stelle e da diversi esponenti dell’opposizione, che contestano l’interpretazione del governo sul peso del superbonus e parlano di un quadro economico preoccupante per la stabilità del sistema Paese.
Le prossime decisioni di Bruxelles
Il futuro delle politiche economiche italiane dipenderà ora anche dalle valutazioni europee. I dati preliminari saranno analizzati da Eurostat entro il 22 marzo, mentre la Commissione europea presenterà il suo giudizio politico il 3 giugno, nell’ambito del pacchetto economico di primavera.
Fino a quel momento l’Italia resterà sotto osservazione. La permanenza nella procedura per deficit eccessivo limiterebbe la possibilità di adottare alcune misure di spesa, comprese quelle legate agli impegni internazionali in materia di difesa.
Debolezze strutturali ancora irrisolte
Oltre ai dati congiunturali, molti economisti evidenziano problemi strutturali che continuano a pesare sulla crescita del Paese. Tra questi:
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calo demografico e invecchiamento della popolazione
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bassa produttività del lavoro
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salari medi inferiori rispetto alla media europea
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assenza di un reddito minimo nazionale
Questi fattori contribuiscono a spiegare perché l’economia italiana fatichi a crescere con lo stesso ritmo di altri Paesi europei.
