Portogallo multato dalla Corte UE: violazioni sulla tutela della biodiversità

Sanzione da 10 milioni di euro e penalità giornaliera di 41.250 euro finché Lisbona non adeguerà la protezione di decine di siti naturali previsti dalla direttiva Habitat.

portogallo habitat

La Corte di giustizia dell’Unione europea ha inflitto al Portogallo una multa di 10 milioni di euro per il mancato rispetto delle norme comunitarie sulla protezione della biodiversità. La decisione riguarda il mancato adeguamento del Paese alle disposizioni ambientali che impongono la tutela di habitat naturali e specie rare all’interno di aree designate a livello europeo.

Oltre alla sanzione una tantum, il tribunale ha stabilito anche una penalità giornaliera di 41.250 euro. Questa somma resterà in vigore finché il governo portoghese non darà piena attuazione a una precedente sentenza emessa nel 2019.

Penalità giornaliere per i siti ancora non protetti

La multa giornaliera è stata calcolata sulla base dei siti naturali che risultano ancora privi delle misure di tutela richieste dalla normativa europea. In particolare, la Corte ha considerato 55 aree non ancora adeguatamente protette.

La sanzione corrisponde a 750 euro al giorno per ciascun sito non conforme. L’importo potrà diminuire progressivamente: per ogni area che verrà resa conforme agli obblighi di conservazione, la penalità giornaliera sarà ridotta dello stesso importo.

Violazioni giudicate particolarmente gravi

Secondo la Corte, il caso rappresenta una violazione significativa del diritto ambientale europeo. Nella decisione si sottolinea che il territorio portoghese ospita un patrimonio naturale di grande valore. Annovera 99 tipi di habitat e 335 specie protette dalla direttiva Habitat.

Proprio per l’importanza di questa biodiversità, la Corte ha ritenuto necessario applicare la sanzione massima prevista. La misura mira a spingere il Paese a porre rapidamente fine all’infrazione e a garantire la salvaguardia di ecosistemi ritenuti fondamentali per il patrimonio naturale dell’Unione europea.

Le aree naturali coinvolte

La Commissione europea contesta al Portogallo da anni il mancato completamento delle procedure di protezione per numerosi siti di importanza comunitaria situati nella regione biogeografica atlantica.

Tra le aree interessate figurano il Parco nazionale di Peneda-Gerês, l’unico parco nazionale del Paese, il parco naturale del Litoral Norte e i bacini dei fiumi Minho e Lima.

Sono inoltre inclusi altri territori di grande valore ecologico, come Valongo. Paese noto per le sue rare specie di felci e per la presenza della salamandra striata dorata. Ma anche la catena montuosa della Serra d’Arga e il paesaggio protetto di Corno do Bico.

La sentenza del 2019 e gli obblighi della direttiva Habitat

La controversia risale alla mancata attuazione della direttiva Habitat dell’Unione europea. Questa normativa impone agli Stati membri di designare entro sei anni i siti di importanza comunitaria come Zone Speciali di Conservazione (ZSC) e di adottare misure concrete per proteggere habitat e specie vulnerabili.

Nel 2019 la Corte aveva già stabilito che il Portogallo non aveva rispettato questi obblighi, non avendo classificato 61 siti appartenenti alle regioni biogeografiche atlantica e mediterranea come aree protette.

La risposta del governo portoghese

Secondo il governo di Lisbona, la vicenda affonda le sue radici in decisioni politiche risalenti a circa trent’anni fa e coinvolge diversi esecutivi succedutisi nel tempo. Un portavoce ha dichiarato che negli ultimi mesi sono stati compiuti passi importanti per risolvere la questione.

Ad aprile l’esecutivo ha avviato un processo legislativo accelerato che ha permesso di fare progressi nella designazione delle Zone Speciali di Conservazione e nell’approvazione dei relativi piani di gestione.

Secondo le autorità portoghesi, restano ancora pochi passaggi da completare per rispettare pienamente gli obblighi previsti dalla direttiva Habitat e mettere fine alla procedura di infrazione.