Il prezzo dei carburanti continua a salire e in autostrada si registrano livelli particolarmente elevati. Secondo un monitoraggio realizzato dal Codacons sui dati pubblicati dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) nell’Osservatorio carburanti, in alcuni impianti il gasolio in modalità servito ha superato la soglia dei 2,5 euro al litro.
L’aumento dei listini è legato soprattutto alla recente impennata delle quotazioni del petrolio, che sta influenzando l’intera rete di distribuzione italiana. Tuttavia i picchi più alti si registrano proprio lungo le autostrade.
I distributori più cari: i casi segnalati
Il monitoraggio dell’associazione dei consumatori evidenzia alcuni casi particolarmente significativi.
Sull’autostrada A21 Torino-Piacenza, ad esempio, il gasolio servito raggiunge 2,519 euro al litro, mentre la benzina arriva a 2,389 euro.
Prezzi molto elevati anche sulla A4 Milano-Brescia, dove il diesel servito costa 2,464 euro al litro e la benzina 2,329 euro.
In diversi altri impianti situati lungo importanti arterie autostradali – tra cui A1 Milano-Napoli, A11-A12 Viareggio-Lucca, A12 Genova-Sestri Levante, A14 Bologna-Bari-Taranto e A21 Torino-Piacenza – il prezzo del gasolio si attesta intorno ai 2,449 euro al litro, mentre la benzina supera frequentemente la soglia dei 2,3 euro.
Anche il self-service resta caro
I prezzi più elevati non riguardano solo il servizio alla pompa. Anche in modalità self-service le cifre restano alte.
Secondo i dati rilevati:
-
sull’autostrada A5 il gasolio self raggiunge 2,133 euro al litro
-
sulla A14 arriva a 2,109 euro
-
sulla A23 si attesta a 2,079 euro
-
su A1 e A21 supera i 2,069 euro al litro
Pur non rappresentando medie nazionali, questi livelli indicano comunque un trend di crescita che non si registrava da tempo.
Perché in autostrada i carburanti costano di più
I prezzi più alti lungo la rete autostradale dipendono da diversi fattori strutturali.
Le aree di servizio, infatti, non appartengono ai gestori delle pompe, ma vengono assegnate tramite gare pubbliche regolate dal Ministero. Chi ottiene la concessione deve versare royalty ai concessionari autostradali, una sorta di canone legato alle vendite di carburante.
A questi costi si aggiungono ulteriori obblighi:
-
apertura continua 24 ore su 24, 7 giorni su 7, anche nei festivi
-
personale sempre presente, con turni più onerosi
-
spese energetiche e di gestione più elevate
-
contributi per manutenzione e pulizia delle aree di sosta e dei servizi
Tutti questi elementi rendono la gestione di un distributore autostradale molto più costosa rispetto a una stazione di servizio urbana, con inevitabili ricadute sul prezzo finale.
Petrolio, accise e crisi internazionale
Negli ultimi mesi si sono aggiunti fattori internazionali che hanno contribuito ad aumentare ulteriormente i prezzi.
La crisi in Medio Oriente, con le tensioni legate allo Stretto di Hormuz e all’operazione militare denominata “Ruggito del Leone”, ha provocato un aumento del 9% del prezzo del petrolio Brent, con effetti immediati sui carburanti.
Dal gennaio 2026, inoltre, è entrata in vigore la riforma che prevede l’allineamento delle accise tra benzina e diesel. Questo cambiamento ha ridotto il tradizionale vantaggio economico del gasolio, che in autostrada ha raggiunto livelli record.
Meno concorrenza e più rincari
Un ulteriore elemento che incide sui prezzi è la minore concorrenza. In autostrada gli automobilisti hanno poche alternative e spesso sono costretti a fare rifornimento nel primo impianto disponibile.
Questa condizione riduce la pressione competitiva tra i gestori e rende più difficile trovare sconti significativi rispetto ai prezzi esposti.
Preoccupazione per i viaggi di Pasqua
Il Codacons sottolinea che questi rincari potrebbero pesare soprattutto nelle prossime settimane, con l’avvicinarsi delle festività pasquali.
Durante questo periodo gli spostamenti in auto aumentano sensibilmente e il rischio è che milioni di automobilisti debbano affrontare costi di viaggio più elevati. L’associazione evidenzia inoltre un fenomeno ben noto ai consumatori: quando il petrolio sale, i prezzi alla pompa aumentano rapidamente, mentre la discesa delle quotazioni raramente si riflette con la stessa velocità sui listini.
