Wellington, fiumi di liquami in mare: impianto ko, spiagge chiuse

Guasto e allagamento a Moa Point: fino a 70 milioni di litri al giorno di reflui non trattati nell’oceano. Allerta sanitaria e ambientale sulla costa sud della capitale neozelandese.

Wellington

È un’emergenza senza precedenti recenti quella che sta colpendo Wellington. Nelle prime ore di mercoledì, intorno all’una di notte, un guasto meccanico ha messo fuori uso il Moa Point Wastewater Treatment Plant, principale impianto di trattamento delle acque reflue della capitale neozelandese.

Secondo le ricostruzioni fornite dal gestore Wellington Water, durante un violento acquazzone le acque reflue sono rifluite nella conduttura di scarico, provocando l’allagamento di più livelli della struttura. I piani inferiori risultavano completamente sommersi: una sala grande quanto una piscina olimpionica è stata riempita da circa tre metri di liquami.

L’allarme antincendio è scattato intorno alle 00:40 e sul posto sono intervenute tre autopompe. Purtroppo le squadre non hanno potuto accedere ai livelli inferiori a causa dell’inondazione. Il personale è stato evacuato e l’impianto completamente spento.

70 milioni di litri al giorno senza trattamento

Con il sistema fuori servizio, le acque reflue non trattate hanno iniziato a riversarsi direttamente in mare. Il volume stimato è imponente: circa 70 milioni di litri al giorno. Nel momento più critico del guasto, il flusso ha raggiunto i 3.300 litri al secondo.

Attualmente lo scarico interessa la baia di Tarakena, lungo la costa meridionale della città. L’obiettivo prioritario indicato dall’azienda è ripristinare l’energia elettrica – al momento assente – per deviare i reflui verso lo sbocco lungo nello Stretto di Cook, ritenuto meno impattante rispetto al rilascio in prossimità della riva.

Le operazioni sono complesse. L’impianto è privo di ventilazione e all’interno si accumulano gas pericolosi. Le squadre devono prima rimuovere i fanghi, svuotare le aree allagate e valutare l’entità dei danni alle apparecchiature. I tempi di ripristino potrebbero estendersi per mesi.

Le cause ancora da chiarire

L’amministratore delegato Pat Dougherty ha parlato di situazione “grave” e “inaccettabile”, spiegando che la questione cruciale sarà capire perché la conduttura di scarico si sia intasata proprio in quel punto.

Erano in corso lavori di sostituzione delle lampade UV nel comparto dove si accumulano le acque reflue, ma al momento non è chiaro se vi sia un collegamento con il malfunzionamento. L’azienda ha annunciato un’indagine approfondita per accertare eventuali responsabilità e stabilire se l’episodio potesse essere evitato.

Secondo Dougherty, la portata dei danni sarebbe stata amplificata dall’intensità delle piogge che hanno colpito la città nella notte tra martedì e mercoledì.

Allerta sanitaria e rāhui sulla costa sud

Le autorità invitano la popolazione a evitare le spiagge della costa meridionale per un periodo che potrebbe durare settimane, se non mesi. È prevista l’imposizione di un rāhui, il divieto temporaneo secondo la tradizione māori, sull’area interessata.

I rischi per la salute pubblica sono concreti: le acque reflue grezze possono contenere batteri, virus e parassiti potenzialmente pericolosi. Oltre al contatto diretto con l’acqua, viene sconsigliato anche il consumo di pesce e frutti di mare provenienti dalla zona.

Il Dipartimento della Conservazione ha segnalato possibili impatti su cozze, kina, pāua, spugne, pesci e pinguini. L’entità del danno dipenderà dalla durata dello sversamento, dai volumi effettivi e dalle condizioni marine – correnti, vento e moto ondoso – che potrebbero diffondere l’inquinamento lungo tratti più ampi di costa.

Tra gli effetti ambientali temuti figurano fioriture algali e fenomeni di deossigenazione dell’acqua, capaci di compromettere ulteriormente l’ecosistema marino.

Cittadini e autorità: “Non poteva accadere in un momento peggiore”

Sulle spiagge, tradizionalmente molto frequentate, sono comparsi cartelli che vietano la balneazione. A Lyall Bay, alcuni residenti hanno raccontato di aver visto gabbiani nutrirsi di materiale organico trasportato a riva, mentre molti abituali frequentatori hanno scelto di restare lontani dall’acqua.

Il sindaco Andrew Little ha definito l’evento “estremamente significativo” e “incredibilmente deludente”, invitando la cittadinanza a non fare il bagno e a tenere lontani bambini e animali domestici dalle spiagge. Ha inoltre espresso preoccupazione per le ricadute sugli eventi in programma nel fine settimana, come il festival di Island Bay.

Anche Kara Puketapu-Dentice, amministratrice delegata di Taranaki Whānui, ha parlato di infrastrutture non all’altezza di una capitale del Primo Mondo, chiedendo interventi rapidi e investimenti strutturali per evitare il ripetersi di episodi simili.

Una rete sotto pressione dopo le piogge

Il problema di Moa Point si inserisce in un quadro già critico. La sera precedente, a causa delle forti precipitazioni, erano stati emessi altri avvisi di scarico nei corsi d’acqua cittadini, con reflui parzialmente o completamente trattati finiti in mare.

L’ente di monitoraggio Land, Air, Water Aotearoa raccomanda in generale di evitare il contatto con l’acqua marina per due o tre giorni dopo piogge intense, poiché il sistema fognario può andare in sovraccarico.

Ora, però, Wellington si trova di fronte a un’emergenza di portata ben maggiore. La chiusura prolungata di uno snodo chiave del sistema idrico cittadino e la prospettiva di settimane – forse mesi – senza accesso sicuro a uno dei tratti costieri più amati della capitale.