Non esiste più l’arco naturale dei faraglioni di Sant’Andrea, a Melendugno, conosciuto da tutti come “Arco dell’Amore”. Nelle scorse ore, violente piogge e mareggiate hanno provocato il cedimento della struttura rocciosa, che si è sgretolata in mare durante la notte di San Valentino.
Per anni aveva incorniciato il blu intenso dell’Adriatico, diventando uno degli scorci più fotografati del Salento. Turisti e coppie lo sceglievano come sfondo per selfie e ricordi romantici. Oggi, al suo posto, restano massi affioranti e detriti, testimonianza della forza del mare e della fragilità della costa.
Le cause del crollo: onde e infiltrazioni
Secondo le prime valutazioni, a determinare il cedimento sarebbero state le mareggiate particolarmente intense unite alle infiltrazioni d’acqua che da tempo stavano compromettendo la stabilità della parete rocciosa.
Il tratto adriatico del Salento, caratterizzato da falesie alte e rocciose, è da anni interessato da fenomeni di erosione e da crolli improvvisi. Diversa ma altrettanto critica la situazione sul versante ionico, dove le spiagge basse e sabbiose vengono spesso ridotte dalle mareggiate, con il mare che in alcuni casi arriva a ridosso delle abitazioni.
Il commento delle istituzioni
Il sindaco di Melendugno, Maurizio Cisternino, ha parlato di “un colpo al cuore durissimo”, sottolineando come il crollo cancelli uno dei luoghi turistici più noti non solo della costa locale, ma dell’intera Italia, più volte scelto anche come scenario per spot televisivi.
Il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, ha annunciato sopralluoghi con l’amministrazione comunale e ha ricordato che sono già disponibili fondi destinati al contrasto del dissesto idrogeologico. L’obiettivo è reperire ulteriori risorse nei prossimi mesi per sostenere i comuni nella tutela delle aree costiere e delle zone soggette a frane.
L’allarme dei geologi: “53% delle coste a rischio”
Il crollo dell’arco di Sant’Andrea riaccende l’attenzione sullo stato di salute del litorale pugliese. Giovanni Caputo, presidente dell’Ordine dei Geologi della Puglia, evidenzia dati preoccupanti: il 53% delle coste regionali è esposto al rischio erosione.
Inoltre, sul territorio pugliese risultano censite 839 frane e circa 63mila persone vivono in aree classificate a rischio. Numeri che mostrano come il dissesto non sia un’emergenza isolata, ma una questione strutturale.
Tra le azioni ritenute prioritarie figurano il monitoraggio costante delle aree più fragili, l’analisi delle caratteristiche geologiche dei terreni e lo studio dell’evoluzione dell’erosione costiera, per prevenire ulteriori cedimenti.
Tutelare un ecosistema fragile
Gli esperti sottolineano la necessità di un approccio integrato che coinvolga geologi, ingegneri e biologi marini, così da elaborare piani coordinati di gestione del rischio e conservazione ambientale.
Accanto agli interventi tecnici, diventa fondamentale promuovere campagne di sensibilizzazione rivolte a cittadini e visitatori, per diffondere la consapevolezza della fragilità degli ecosistemi costieri e dell’importanza di proteggerli.
La scomparsa dell’Arco dell’Amore rappresenta non solo una perdita paesaggistica e turistica, ma anche un segnale concreto di quanto i cambiamenti climatici e l’erosione stiano trasformando il volto delle nostre coste.
