Da Milano a Cortina d’Ampezzo, passando per Bormio, Livigno e Anterselva, il primo fine settimana olimpico ha avuto un protagonista inatteso ma chiarissimo: l’Italia.
Nei primi cinque giorni di gare, la delegazione azzurra ha conquistato 13 medaglie, superando già il totale ottenuto ai Giochi di Olimpiadi invernali di Torino 2006. Il bottino è poi salito fino a 17 medaglie entro giovedì, con sei ori, proiettando l’Italia in testa alla classifica generale e seconda per numero di vittorie, alle spalle della Norvegia.
Un risultato che riporta alla mente il record storico di 20 medaglie conquistate a Olimpiadi invernali di Lillehammer 1994 e che segna una netta inversione di tendenza rispetto alle difficoltà di inizio decennio.
Le medaglie che hanno acceso l’entusiasmo
L’ondata azzurra è partita sabato da Bormio, con argento e bronzo nella discesa libera maschile. Poche ore dopo, a Milano, Francesca Lollobrigida ha firmato il primo oro per il Paese ospitante nei 3.000 metri di pattinaggio di velocità, stabilendo anche il record olimpico.
Domenica il medagliere si è arricchito in più discipline e sedi: bronzo nello snowboard a Livigno, argento nel biathlon ad Anterselva, bronzo nello slittino a Cortina. Nel pattinaggio di figura, Matteo Rizzo ha celebrato con commozione il bronzo nella gara a squadre, la prima medaglia italiana di sempre in quella specialità.
Nei giorni successivi sono arrivati altri risultati pesanti: bronzo nel curling doppio misto, oro nella staffetta mista di short track, doppietta nello slittino doppio (maschile e femminile), successi nel superG femminile, nei 5.000 metri di pattinaggio di velocità e nei 500 metri di short track femminile. Una distribuzione trasversale che testimonia la crescita complessiva del movimento.
Il precedente storico: tra Torino 2006 e la rinascita
Il confronto con Torino è inevitabile. Nel 2006 l’Italia chiuse con 11 medaglie, cinque delle quali d’oro, senza riuscire a replicare l’exploit di Lillehammer 1994. L’immagine simbolo di quell’edizione rimane la caduta nella danza su ghiaccio di Barbara Fusar-Poli e Maurizio Margaglio, un momento entrato nella memoria collettiva.
Dopo il minimo storico di cinque medaglie a Olimpiadi invernali di Vancouver 2010 e lo zero alla voce ori a Olimpiadi invernali di Sochi 2014, la risalita è stata graduale: segnali incoraggianti nel 2018 e un bottino di 17 medaglie nel 2022, vicino al record assoluto. L’edizione attuale sembra il punto di maturazione di quel percorso.
Il “ghiaccio di casa” è davvero un vantaggio?
Che il Paese ospitante migliori le proprie prestazioni non è un’eccezione. Gli Stati Uniti fecero segnare il loro record a Olimpiadi invernali di Salt Lake City 2002; il Canada dominò per ori a Olimpiadi invernali di Vancouver 2010; Corea del Sud e Cina aumentarono sensibilmente il proprio bottino rispettivamente nel 2018 e nel 2022.
Ma negli sport invernali il vantaggio interno assume una forma diversa rispetto a discipline come basket o calcio. Non si tratta solo di tifo. Nel curling, ad esempio, le provocazioni sono fuori luogo; nel biathlon il pubblico non può disturbare il tiro degli avversari; uno sciatore in partenza non è influenzato dagli applausi a valle.
Il fattore decisivo può essere più concreto: conoscere piste, ghiaccio, curve e condizioni ambientali. Nel 2002, gli atleti statunitensi di bob, skeleton e slittino sfruttarono al massimo la familiarità con la pista dello Utah Olympic Park. È un vantaggio tecnico, non soltanto emotivo.
Investimenti, strategia e clima collettivo
Ospitare i Giochi significa anche concentrare risorse e programmazione. Il Canada lanciò con largo anticipo il progetto “Own the Podium” in vista del 2010, mentre la Cina ha promosso un vasto piano di diffusione degli sport invernali tra la popolazione. Le infrastrutture e l’indotto tecnico continuano a produrre effetti anche negli anni successivi.
L’Italia, che nel 2006 non riuscì a capitalizzare pienamente l’effetto-casa, sembra aver imparato la lezione. L’attuale generazione beneficia di strutture moderne, maggiore continuità tecnica e una cultura sportiva più ampia.
A questo si aggiunge un elemento meno misurabile ma percepibile: l’atmosfera. Le celebrazioni nelle arene di Milano e Cortina hanno creato un’onda emotiva che si autoalimenta. È impossibile stabilire se l’entusiasmo sugli spalti incida su millesimi di secondo nello slittino o su decimali nei punteggi del pattinaggio, ma è altrettanto difficile negare che il clima generale contribuisca alla fiducia collettiva.
Numeri e magia: il senso di un Rinascimento
Lo sport olimpico vive di cronometraggi e punteggi minuziosi. Eppure, alcuni momenti sfuggono alla pura logica aritmetica. L’abbraccio di Rizzo ai compagni, l’oro inatteso della staffetta di short track contro potenze tradizionali, la moltiplicazione delle medaglie in discipline diverse: segnali di un movimento che ha trovato convinzione e identità.
Se il “ghiaccio di casa” rappresenti un vantaggio competitivo strutturale o soltanto una scintilla emotiva, lo diranno i risultati finali. Per ora, l’Italia sta vivendo un autentico Rinascimento invernale, sospeso tra preparazione tecnica e qualcosa di più impalpabile — quella sensazione, difficile da quantificare, che quando il pubblico spinge e gli atleti rispondono, possa accadere qualcosa di speciale.
