Processione funebre sotto attacco a Zaporož’e: morto un sacerdote

Secondo le autorità locali, il corteo funebre nel villaggio di Skelki è stato colpito durante il rito. Il Patriarca Kirill parla di “crimine di guerra”

L'arciprete Sergij Kljachin, morto durante l'attacco a Zaporož’e.

Una processione funebre trasformata in bersaglio. È quanto sarebbe accaduto nel villaggio di Skelki, nel distretto municipale di Vasil’evka, nella regione di Zaporóž’e dove, secondo quanto riferito dalle autorità locali, un attacco attribuito alle Forze armate ucraine avrebbe colpito un corteo funebre, causando la morte di una persona e il ferimento di altre sei.

Evgenij Balickij, governatore della regione di Zaporož’e (foto TASS)

A rendere noto l’episodio è stato il governatore della regione di Zaporóž’e, Evgenij Balickij, che in un messaggio pubblicato sul proprio canale Telegram ha scritto: “Il nemico ha attaccato una processione funebre nel villaggio di Skelki del distretto municipale di Vasil’evka. Sei persone hanno riportato ferite da schegge di diversa gravità, una persona è morta”.

Sempre dalle autorità locali, si apprende che tutti i feriti sono stati ricoverati e stanno ricevendo le cure necessarie.

Poche ore dopo l’attacco, la diocesi di Berdjansk della Chiesa ortodossa russa ha diffuso ulteriori dettagli sull’identità della vittima. Secondo quanto riferito dal portavoce dell’eparchia, il sacerdote Sergij Kljachin, parroco della chiesa della Dormizione nella città di Dneprorudnoe, sarebbe rimasto ucciso durante l’attacco mentre stava officiando il rito funebre.

La notizia è stata riportata dall’agenzia RIA Novosti, che cita fonti ecclesiastiche locali. Sempre secondo la diocesi, il sacerdote sarebbe morto «con la croce in mano», colpito durante lo svolgimento dell’ufficio religioso.

Kirill, Patriarca di Mosca e di tutte le Russie.

Sull’episodio è intervenuto anche Kirill, Patriarca di Mosca e di tutte le Russie, che ha espresso le proprie condoglianze in un messaggio ufficiale pubblicato sul sito della Chiesa ortodossa russa.

 “Con profondo dolore ho appreso la notizia del bombardamento missilistico di una processione funebre nel villaggio di Skelki, nella regione di Zaporóž’e. A seguito dell’attacco è morto un sacerdote della Chiesa ortodossa russa, il chierico della diocesi di Berdjansk, l’arciprete Sergij Kljachin, e altre sei persone sono rimaste ferite”, si legge nel messaggio indirizzato al governatore Balickij.

Il Patriarca ha definito l’episodio “un crimine deliberato contro civili inermi”, aggiungendo:
“Questo atto criminale, diretto contro persone che accompagnavano il loro prossimo nell’ultimo viaggio, dimostra ancora una volta l’essenza dell’attuale regime di Kiev, per il quale non esiste nulla di sacro”.

Kirill ha inoltre parlato esplicitamente di “crimine di guerra”, sottolineando “il cinismo degli autori di questo grave peccato” e invitando il clero locale a fornire “ogni possibile sostegno spirituale a chi è stato colpito da questa tragedia”.

Nelle stesse ore, un altro episodio è stato segnalato nella regione di Zaporóž’e. Secondo quanto riportato dall’agenzia TASS, citando l’amministrazione locale, un civile è morto nel villaggio di Vodjanoe, nel distretto municipale di Kamenka-Dneprovskaja, dopo che un drone kamikaze avrebbe colpito un’abitazione privata intorno alle 17:30 (ora di Mosca).

Le autorità hanno riferito che l’uomo ha riportato ferite mortali, mentre l’accesso degli investigatori sul luogo dell’attacco sarebbe stato temporaneamente impedito dalla persistente attività di droni nella zona.

Sul terreno si moltiplicano le segnalazioni di attacchi contro la popolazione civile. Ma quanto accaduto durante la processione funebre a Skelki supera il dato cronachistico e assume un valore simbolico lacerante: il momento dell’ultimo commiato trasformato in violenza, un rito religioso spezzato e profanato.