Kristen Stewart non è nuova alle dichiarazioni dirette, ma questa volta le sue parole assumono un peso particolare. L’occasione si è presentata con le interviste rilasciate a The Times of London per il suo esordio alla regia con The Chronology Of Water, presentato in anteprima a Cannes 2025. L’attrice ha affrontato senza filtri sia il funzionamento dell’industria hollywoodiana sia il clima politico degli Stati Uniti sotto la presidenza Trump.
Il film segna per Stewart un passaggio decisivo: non solo un nuovo ruolo dietro la macchina da presa, ma anche un’occasione per interrogarsi su quale spazio resti oggi alla libertà artistica nel suo Paese.
«Negli Stati Uniti non posso lavorare liberamente»
Secondo Stewart, l’attuale contesto politico rende sempre più difficile esprimersi senza compromessi. L’attrice ha dichiarato di non vedersi a lungo negli Stati Uniti se la linea politica di Trump dovesse proseguire. La sensazione è quella di un ambiente soffocante, poco favorevole alla sperimentazione e al dissenso.
La sua idea, però, non è quella di tagliare i ponti con il pubblico americano. Al contrario, Stewart immagina un percorso alternativo. L’idea è realizzare film in Europa, dove percepisce una maggiore tutela della libertà espressiva, e poi portarli negli Stati Uniti. Un cinema che nasce altrove, ma che torna a casa con l’intento di stimolare una riflessione collettiva.
La realtà che crolla e la necessità di crearne una nuova
Tra le frasi più forti pronunciate da Kristen Stewart ce n’è una che riassume il suo pensiero: sotto Trump, secondo lei, la realtà stessa sta andando in frantumi. Da qui l’invito a reagire non solo opponendosi, ma costruendo attivamente il mondo in cui si desidera vivere.
Il ragionamento dell’attrice è chiaro: se il potere politico è in grado di modellare la realtà secondo la propria visione, allora anche artisti e cittadini possono – e devono – tentare di fare lo stesso, usando gli strumenti a loro disposizione. Per Stewart, il cinema diventa così un atto di resistenza culturale.
Un rapporto complicato che dura da anni
La distanza tra Kristen Stewart e Donald Trump non nasce oggi. Già nel 2012, quando Trump era ancora noto soprattutto come personaggio televisivo, aveva commentato pubblicamente la vita privata dell’attrice su Twitter, arrivando a consigliare a Robert Pattinson, suo compagno all’epoca, di interrompere la relazione.
Anni dopo, nel 2017, con Trump ormai presidente, Stewart tornò su quell’episodio in un’intervista a Variety, definendo l’atteggiamento dell’allora capo di Stato come ossessivo e assurdo. Un’esperienza che, col senno di poi, appare come un’anticipazione di un conflitto più ampio, oggi diventato apertamente politico.
Tra arte, politica e libertà di espressione
In un momento storico in cui sempre più figure pubbliche prendono posizione contro le politiche di Trump e le azioni dell’ICE, le parole di Kristen Stewart si inseriscono in un dibattito più ampio. La sua scelta di guardare all’Europa non è solo geografica, ma simbolica: una ricerca di spazi in cui l’arte possa ancora essere libera, critica e profondamente politica.
