Giappone, stop improvviso alla centrale nucleare più grande del mondo

La centrale di Kashiwazaki-Kariwa si ferma di nuovo appena 24 ore dopo il riavvio: scattato un allarme tecnico durante le operazioni di avvio del reattore 6.

Giappone nucleare

Il ritorno del nucleare giapponese ha avuto vita brevissima. A meno di ventiquattr’ore dalla riattivazione, il Giappone ha sospeso il funzionamento della centrale di Kashiwazaki-Kariwa, la più grande al mondo per capacità installata. L’impianto, fermo dal 2011, era tornato operativo giovedì dopo circa quattordici anni di inattività.

L’operatore dell’impianto, la Tokyo Electric Power Company (Tepco), ha comunicato di non essere al momento in grado di stabilire quando il problema verrà risolto.

L’allarme durante la notte e lo stop cautelativo

Il riavvio riguardava il reattore numero sei. Le operazioni, già posticipate di un giorno per un precedente segnale anomalo, sembravano procedere secondo i protocolli di sicurezza. Poco dopo la mezzanotte, alle 00:28, un nuovo allarme ha però interrotto l’avviamento.

Il segnale è scattato mentre i tecnici stavano intervenendo sulle barre di controllo, componenti fondamentali per la regolazione della reazione nucleare. Dopo i primi controlli, inclusi interventi su parti elettriche del pannello di comando, Tepco ha deciso di arrestare completamente il processo, reinserendo tutte le barre nel reattore.

Nessun rischio, ma restano le preoccupazioni

Secondo quanto riferito dall’azienda, il reattore si trova in condizioni stabili e non si sono verificate emissioni radioattive. Non esistono quindi rischi per l’ambiente o per la popolazione.

Tuttavia, al di là degli aspetti tecnici, lo stop riapre una questione più ampia. Ogni intoppo nel settore nucleare riporta alla memoria il disastro di Fukushima Daiichi, che nel 2011 ha segnato profondamente l’opinione pubblica e le politiche energetiche del Paese.

Il nucleare tra necessità energetica e memoria collettiva

Il Giappone dispone di poche risorse naturali e dipende fortemente dalle importazioni di combustibili fossili. Ridurre le emissioni e raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 è uno degli obiettivi strategici del governo, che vede nel nucleare una leva quasi inevitabile.

La crescente domanda di energia, alimentata anche dallo sviluppo dell’intelligenza artificiale e dei data center, rende Kashiwazaki-Kariwa un’infrastruttura chiave. Ma la centrale è anche un simbolo controverso: è il primo impianto gestito da Tepco a tentare un riavvio dopo il 2011 e si trova in una zona ad alta sismicità, già colpita dal terremoto del 2007.

Niigata divisa tra timori e realismo

Nella prefettura di Niigata il dibattito è tutt’altro che risolto. Una parte consistente della popolazione resta contraria al ritorno dell’energia atomica, mentre altri la considerano un compromesso necessario. All’inizio di gennaio, circa 40 mila firme sono state consegnate alle autorità locali per chiedere lo stop definitivo al riavvio dell’impianto.

Il messaggio è chiaro: la memoria dei disastri nucleari non si cancella con un semplice interruttore.

Un segnale che va oltre il guasto tecnico

La sospensione di Kashiwazaki-Kariwa non rappresenta un incidente né un’emergenza. È piuttosto il segnale di quanto sia ancora complesso ricostruire un rapporto di fiducia tra tecnologia, sicurezza e società.

Il gigante nucleare affacciato sul Mar del Giappone resta fermo, in attesa di una soluzione. Un promemoria silenzioso del fatto che il costo dell’energia non si misura solo in megawatt, ma anche in responsabilità, consapevolezza e memoria storica.