Hong Kong, al via il processo ai promotori delle veglie di Tienanmen

Sotto accusa tre storici esponenti democratici: rischiano fino a dieci anni di carcere per sovversione

Hong Kong tienanmen

Si è aperto oggi a Hong Kong il procedimento giudiziario contro tre ex leader dell’Alleanza di Hong Kong a sostegno dei movimenti patriottici e democratici in Cina, l’organizzazione che per oltre trent’anni ha promosso le veglie commemorative per le vittime della repressione di Piazza Tienanmen del 1989. Davanti al tribunale di West Kowloon sono comparsi Lee Cheuk-yan, Albert Ho Chun-yan e Chow Hang-tung.

I tre sono accusati di “istigazione alla sovversione del potere statale”, uno dei reati previsti dalla Legge sulla sicurezza nazionale imposta da Pechino nel giugno 2020. In caso di condanna, rischiano pene fino a dieci anni di reclusione. Secondo la magistratura, il processo potrebbe protrarsi per 75 giorni.

Le veglie di Tienanmen: memoria sotto censura

Le cosiddette veglie di Tienanmen sono commemorazioni dedicate alle vittime del massacro del 4 giugno 1989, quando l’esercito cinese represse nel sangue le proteste studentesche e popolari a Pechino. Un evento rimosso dalla storia ufficiale della Repubblica Popolare Cinese attraverso una capillare censura.

Per anni Hong Kong è stata l’unico territorio sotto sovranità cinese dove queste veglie si sono svolte pubblicamente. Con il rafforzamento del controllo di Pechino, le commemorazioni sono state vietate e progressivamente spostate all’estero o online, nonostante i tentativi delle autorità di cancellarne ogni traccia.

Accendere una candela come reato

Secondo l’accusa, la responsabilità dei tre imputati sarebbe quella di aver continuato a promuovere e difendere le veglie commemorative. Un’attività che, nella ricostruzione dell’accusa, rientrerebbe nei reati di sovversione.

Tang Ngok-kwan, ex membro di spicco dell’Alleanza, ha commentato:
«La giustizia vive nel cuore delle persone e la storia ne sarà testimone».

Le reazioni delle organizzazioni internazionali

Dure le prese di posizione delle organizzazioni per i diritti umani. Sarah Brooks, vicedirettrice regionale di Amnesty International per l’Asia, ha dichiarato:
«Questo processo non riguarda la sicurezza nazionale, ma il tentativo di riscrivere la storia e punire chi si rifiuta di dimenticare le vittime di Tienanmen».

Sulla stessa linea Mark Clifford, presidente della Committee for Freedom in Hong Kong Foundation, secondo cui il caso dimostra la volontà del regime cinese di soffocare ogni forma di memoria storica e dissenso:
«Questi leader sono diventati il simbolo del declino di un sistema giudiziario di Hong Kong un tempo rispettato».

Le nuove leggi che soffocano il dissenso

Il procedimento si inserisce in un contesto normativo sempre più restrittivo. Il 30 giugno 2020 Pechino ha imposto a Hong Kong la Legge sulla sicurezza nazionale, che criminalizza secessione, sovversione, terrorismo e collusione con forze straniere, applicandosi anche a fatti commessi fuori dal territorio.

Il 23 marzo 2024 è entrata in vigore anche l’ordinanza sulla “Salvaguardia della sicurezza nazionale”, che ha sostituito la vecchia legge sulla sedizione dell’era coloniale. La nuova normativa amplia ulteriormente i reati, includendo tradimento, insurrezione, sabotaggio, interferenze esterne, furto di segreti di Stato e spionaggio.