Dopo aver visto Ornella senza fine, lo speciale di Che tempo che fa dedicato a Ornella Vanoni, resta una sensazione difficile da ignorare: quella di aver assistito a un omaggio raro, curato e profondamente necessario, trasmesso però non dalla Rai bensì dal Nove. Un paradosso che dice molto dello stato attuale della televisione italiana.
Il programma, ricchissimo di ospiti, musica, parole e momenti di autentica commozione, ha incarnato alla perfezione quella missione di servizio pubblico che oggi sembra trovare più spazio fuori dalla tv di Stato che al suo interno, fatta eccezione per alcune isole di qualità come Splendida Cornice, Passaggio a Nord Ovest e Geo.
La forza della sottrazione: niente celebrazione, solo sostanza
Uno degli elementi più riusciti dello speciale è stata la scelta, tutt’altro che scontata, di rinunciare alla retorica celebrativa. Ornella senza fine ha avuto l’intelligenza di fare un passo indietro, lasciando che fossero le parole di Ornella Vanoni a raccontarla: versi delle sue canzoni, frammenti di interviste, pensieri raccolti anche nel libro pubblicato con La Nave di Teseo nel 2025.
Una decisione che ha restituito all’artista tutta la sua complessità, senza ingabbiarla in un racconto monumentale o agiografico, ma mantenendola viva, ironica, fragile e lucidissima.
Cover come atti di rispetto
Altro punto di forza dello speciale è stata la qualità delle interpretazioni musicali. Gli artisti coinvolti hanno scelto di non imitare, evitando manierismi e virtuosismi, per concentrarsi invece sul senso profondo dei brani.
Dalle sonorità rock e ruvide di Loredana Bertè in Domani è un altro giorno, alla voce spezzata dall’emozione di Marco Mengoni in Che cosa c’è, passando per la delicatezza di Annalisa in C’è una ragione di più, l’eleganza naturale di Arisa in La musica è finita e l’intensità di Emma in Bisogna imparare ad amarsi. Fino al suggestivo duetto virtuale tra Mahmood e Ornella Vanoni su Sant’allegria.
Un insieme di esibizioni che ha composto una lezione collettiva di stile, rispetto e misura, qualità sempre più rare nella televisione generalista.
Milano, il teatro e un’aiuola: i gesti che restano
Lo speciale ha saputo allargare lo sguardo anche oltre lo studio televisivo. Il collegamento con il Piccolo Teatro di Milano, l’omaggio della città e l’inaugurazione di un’aiuola dedicata a Ornella Vanoni hanno dato concretezza a un ricordo che non si esaurisce nello spettacolo.
Vanoni aveva espresso un desiderio semplice: lasciare a Milano, la sua città, uno spazio verde che portasse il suo nome. A pochi mesi dalla sua scomparsa, quel desiderio è stato mantenuto.
Una promessa mantenuta, raccontata da Fabio Fazio
A confermarlo è stato Fabio Fazio con un video pubblicato su Instagram, girato durante le prove dello speciale. Un ringraziamento sentito al sindaco Beppe Sala e all’assessore alla Cultura Tommaso Sacchi per la rapidità e l’impegno nel rendere possibile questo omaggio.
Un gesto piccolo solo in apparenza, ma carico di significato, che restituisce il senso profondo di cosa dovrebbe essere il servizio pubblico: attenzione, cura, memoria.
Una lezione che la Rai dovrebbe ascoltare
Resta allora una domanda inevitabile: perché un tributo così necessario non è stato realizzato dalla Rai? Non è solo una questione di budget, ma di visione, volontà e sensibilità. La stessa mancanza che in passato ha lasciato senza un vero omaggio figure come Raffaella Carrà.
Ornella senza fine finisce così per essere non solo un grande atto d’amore verso Ornella Vanoni, ma anche uno specchio impietoso per la Rai. Un promemoria di ciò che ha perso e di ciò che potrebbe ancora essere: un servizio pubblico capace di creare qualcosa che duri nel tempo, fosse anche solo il piacere di riascoltare, in prima serata, le canzoni che hanno segnato la nostra storia musicale.
