Chiara Ferragni è stata prosciolta al termine del processo abbreviato che la vedeva imputata per truffa aggravata in relazione ai casi del Pandoro Pink Christmas e delle uova di Pasqua promosse sui social. La decisione è arrivata dalla terza sezione penale del Tribunale di Milano, presieduta dal giudice Ilio Mannucci Pacini.
Secondo l’impostazione accusatoria, l’influencer avrebbe diffuso messaggi ritenuti ingannevoli, lasciando intendere che parte dei proventi delle vendite fosse destinata a iniziative benefiche. Una ricostruzione che, però, non ha retto al vaglio finale del giudice.
Perché il reato è stato dichiarato estinto
Il punto centrale della decisione riguarda il mancato riconoscimento dell’aggravante della minorata difesa dei consumatori e degli utenti online, elemento che avrebbe reso il reato procedibile d’ufficio. Venuta meno l’aggravante, l’ipotesi di reato è stata riqualificata come truffa semplice, per la quale è necessaria una querela.
Poiché il Codacons aveva già ritirato la denuncia in seguito a un accordo risarcitorio con Ferragni, il giudice ha disposto il non luogo a procedere per estinzione del reato. La stessa decisione ha riguardato anche i coimputati.
Prosciolti anche Damato e Cannillo
Il provvedimento ha coinvolto anche Fabio Damato, all’epoca collaboratore e manager delle società legate all’immagine dell’influencer, e Francesco Cannillo, amministratore delegato e presidente di Cerealitalia-ID. Entrambi erano imputati nello stesso procedimento e sono stati prosciolti per le medesime ragioni giuridiche.
Le tre opzioni sul tavolo del giudice
Nel valutare il caso, il giudice Mannucci Pacini aveva davanti tre possibili strade:
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accogliere la richiesta della Procura, riconoscendo la truffa aggravata;
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assolvere nel merito gli imputati;
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escludere l’aggravante e dichiarare il reato non più procedibile.
È stata scelta quest’ultima ipotesi, anche alla luce dei risarcimenti e delle donazioni già effettuati, per un totale di circa 3,4 milioni di euro, che hanno portato alla remissione delle querele.
La posizione della difesa
I legali di Ferragni, Giuseppe Iannaccone e Marcello Bana, hanno sempre sostenuto l’assenza di dolo. Secondo la difesa, al massimo si sarebbe trattato di errori di comunicazione riconducibili alla pubblicità ingannevole, già sanzionati in sede amministrativa.
Proprio per questo, hanno richiamato il principio del “ne bis in idem”, sottolineando che non è possibile essere puniti due volte per la stessa condotta, una volta risolta nelle sedi competenti.
Le dichiarazioni di Chiara Ferragni dopo la sentenza
All’uscita dall’aula, l’influencer è apparsa visibilmente emozionata, circondata da telecamere e cronisti.
“È finito un incubo – ha dichiarato – sono stati due anni molto duri. Avevo fiducia nella giustizia e giustizia è stata fatta”.
Ferragni ha ringraziato i suoi avvocati e i follower che le sono rimasti accanto durante l’intera vicenda, spiegando di essere sollevata per poter finalmente riprendere in mano la propria vita e tornare a parlare dopo un lungo silenzio mantenuto, ha detto, “per rispetto delle istituzioni”.
